Editoriale

Days Gone è un gioco sessista e dev’essere censurato?

“Nel bene o nel male, basta che se ne parli” diceva qualcuno ma in questo caso, la polemica che è stata costruita attorno a Days Gone, la nuova esclusiva PlayStation 4 che anche noi abbiamo recensito, ha davvero dell’incredibile. Tutto è nato dalla recensione pubblicata su GameSpot, firmata da Kallie Plagge, la quale ha voluto punire a tutti i costi il titolo assegnandogli un punteggio di cinque su dieci.

Fin qua tutto bene, ci mancherebbe: per quanto fuori dal coro, si tratta di una opinione perfettamente legittima e sicuramente ognuno di noi si sarà trovato almeno una volta nella vita a remare contro un prodotto che fosse un film, un gioco o un CD musicale. Il problema di questo pezzo però è un altro e nasce tutto dalla volontà di trasformare quello che dovrebbe essere un normale articolo per presentare il gioco ed eventualmente consigliarne l’acquisto, in una questione meramente ideologica, propinata in maniera subliminale e celata dietro l’etichetta di “opinione personale”.

Cercando sul profilo Twitter dell’autrice infatti, si trova conferma di come chi ha recensito il gioco lo abbia voluto punire consapevolmente, tacciandolo come un qualcosa di gravemente sessista. Lo script messo in piedi da John Garvin di Bend Studio infatti, in un paio di spezzoni della trama principale, presenta una frase che Sarah dice al nostro protagonista e che recita più o meno come: “promettimi di cavalcarmi come cavalchi la tua moto”, o una cosa del genere. Questa sarebbe la frase incriminata che ha fatto smuovere prima la coscienza della Plagge e poi di una miriade di altri utenti americani che si sono precipitati in prima linea per boicottare il gioco e lo studio di sviluppo.

Nessuno deve permettersi di toccare la libertà creativa degli autori

C’è chi dice si tratti di una citazione a Sons of Anarchy, chi di una battuta tra i due personaggi che viene ripresa in un secondo momento ma in ogni caso, prescindendo da tutto ciò, si tratta in primo luogo di una libera espressione creativa di chi il gioco lo ha costruito. È una frase a mio avviso innocente che serve a connotare quello che è lo stile e il rapporto tra i due, in particolare col protagonista che ha sposato lo stile di vita del biker e quindi si comporta come tale, con la sua visione del mondo che prevede anche lo scambio di frasi di questo tipo.

Se davvero c’è qualcosa di a-normale in questa storia, è la strumentalizzazione che è stata fatta dall’autrice di GameSpot la quale ha punito e sconsigliato ai suoi lettori un titolo del genere, montando un caso mediatico, allo scopo (non molto trasparente, ndr) di far passare un messaggio politico e sociale che in nessun modo dovrebbe entrare né tantomeno influenzare un pezzo di questo tipo.

Non sono qua per fare il bacchettone verso una parte oppure verso l’altra ma mi interessa, sulle pagine di Gameplay Café e non solo, ribadire una questione di professionalità e trasparenza che dovrebbe essere propria di chiunque fa questo mestiere: l’idea di punire un prodotto d’intrattenimento soltanto perché propone uno scambio di battute reputato ‘sessista’ da parte del giornalista è un fatto molto grave e offre, in primo luogo, un pessimo servizio al lettore ma risulta anche pericoloso per chi, dall’altra parte della barricata, lavora con impegno per costruire qualcosa.

Come evitare ogni tipo di polemica? Con la censura, ecco come!

Certo perché, vedendo la cosa dal punto di vista di Sony che commissiona e pubblica il gioco, l’ipotesi di sporcare la propria immagine e perdere centinaia di migliaia di dollari a causa di una campagna denigratoria contro il prodotto, potrà risolversi soltanto in un modo, visto e considerato il perbenismo dilagante negli Stati Uniti: si preferirà censurare qualsiasi elemento reputato come potenzialmente fastidioso per questo o quell’utente, finendo così per pubblicare sul mercato prodotti alleggeriti, smussati, arrotondati così da non rischiare di ferire nessuno, facendo in modo che vengano recepiti come innocui da qualsiasi fascia di pubblico.

Non voglio esagerare o ingigantire la cosa ma, obiettivamente, ritengo che nessun ragionamento da aziendalista possa tollerare una perdita di soldi così cospicua per una o più linee di dialogo; nessun capo d’azienda vuole che la sua opera venga spolpata dall’opinione pubblica e presto dimenticata, senza il benché minimo ritorno economico. Non è dunque una cosa che può partire da loro poiché probabilmente nessuno è disposto a pagare un prezzo così caro per difendere la libertà di un singolo creativo.

Pertanto dobbiamo essere noi, che di mestiere ci rivolgiamo al pubblico e ai consumatori, a impuntarci per difendere sempre e comunque la libertà di uno scrittore di connotare e caratterizzare la sua opera come meglio crede e, soprattutto, a sospendere qualsiasi giudizio politico o sociale in sede di recensione. Allo stesso modo il pubblico, in casi come quello citato, dovrebbe essere lucido e in grado di mantenere il proprio giudizio critico prima di infangare il lavoro di centinaia di persone e sedersi a banchettare, senza remore, con il loro futuro.

Tommaso Stio

Domatore di leoni da tastiera.

View Comments

  • Il politicamente corretto nato in questi anni è il male più assoluto per la libertà di espressione.
    E demonizzare un gioco (per me molto valido e divertente) per uno scambio di battute di si e no 5 secondi è semplicemente ridicolo!
    Quale sarà la prossima critica? Arriveremo a gridare al "femminicidio" di fronte a uno zombie donna?
    Già il fatto che gli sviluppatori stessi non abbiano ammesso che le larve sono bambini è segno che si sta andando sempre peggio...

  • Io rimango sbigottito da ciò che stò leggendo in questi giorni...
    Voi censuratemi Cyberpunk e io giuro infilzerò la vostra testa su una picca!

  • Per mia opinione personale ritengo esagerato che una frase del genere detta in quel preciso contesto abbia prodotto un marchio d'infamia contro il titolo e coloro che vi hanno investito tempo e risorse.
    Inoltre reputo che un recensore in primis, dovrebbe essere il più oggettivo possibile, anche se durante lo studio di un titolo possa trovare scelte che proprio non lo aggradano. Spero solo che critiche simili non aumentino portando censure alle mie passioni, sarebbe una pugnalata al cuore. 😑

    • Invece è un po' la cosa che temo, per quello era importante per me fare questo pezzo. Se penso a un futuro in cui Sony o chi per lei chiede di limitare l'arte creativa per evitare casi come questi, beh... è un futuro triste.

  • Sottoscrivo ogni singola parola. Questo politicamente corretto rischia di appiattire ogni prodotto dell'industria culturale in maniera vergognosa.

  • Io non ho parole.
    Il politically correct ormai rompe solo le palle su cose che non hanno senso.
    Le persone si impressionano su frasi dette quotidianamente dalle persone (Il "cavalcami" è basilare), ma cosa pretendono?
    "Mi accarezzi con un fiore di tutti i colori (le margherite NO, i petali sono solo bianchi)"?.

    CHE ANSIA!

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