Uno dei giochi più curiosi e innovativi della scorsa generazione non era propriamente un gioco. Parliamo di Dreams, il laboratorio di Media Molecule che si è presentato come fucina per creativi, nella quale dare vita a video, musica ed elementi interattivi, se non a veri e propri videogiochi, usando gli strumenti dello strabiliante editor messo a disposizione di tutti. Se non lo avete mai provato e non avete letto la nostra recensione, vi basti sapere che Dreams si divide tra una sezione dedicata alla creazione e una che funge da immenso catalogo di giochi altrui che tutti possono provare. I “sogni” sono tanti e vari e si passa da opere al limite del fotorealismo, che non distinguereste da un gioco sviluppato da professionisti, a esperimenti che sembrano realizzati seguendo un tutorial di Art Attack.
Il problema attuale di Dreams, però, è che a quanto pare l’appeal sui giocatori è andato scemando. Nonostante le infinite possibilità offerte sia ai creativi che agli amanti della sperimentazione videoludica e nonostante gli eventi e i contest con cui Media Molecule ha cercato di riattizzare il fuoco dell’interesse, pare che il gioco soffra la mancanza di nuovi utenti. A riportarlo è il sito Kotaku, con un approfondimento nel quale porta alla luce le lamentele dei migliori creatori di Dreams. A sentire loro, il gioco avrebbe tante possibilità ma pochi giocatori, motivo per cui i mini videogiochi, che spesso richiedono decine di ore di lavoro e dedizione, non ottengono visibilità e onore.
Secondo i migliori utentdi di Dreams, uno dei motivi della mancanza di giocatori è il sistema di filtri delle creazioni, che spesso lascia in prima pagina giochi-meme realizzati senza cura. Come accade su altre piattaforme, è molto più facile che a ricevere un like sia un giochino senza scopo basato su un personaggio o una IP famosi, piuttosto che un’opera sconosciuta ma artisticamente impeccabile. In questo modo, i nuovi utenti vedono solo le creazioni meno meritevoli e hanno l’impressione che su Dreams non ci sia nulla di buono, ignorando il lavoro dei molti professionisti che si dedicano anima e corpo.
Ci sono molte migliorie che potrebbero aiutare Dream a risollevarsi, sempre secondo gli intervistati. Con Sony che sembra aver abbandonato il gioco a se stesso dopo il periodo di lancio, i creatori sono costretti a farsi pubblicità su altri canali, come Twitter e YouTube. Un sistema di classificazione più meritocratico su Dreams stesso aiuterebbe quindi a dar loro la visibilità che meriterebbero. Anche l’idea di portare Dreams su PlayStation 5 come titolo gratuito, così come è stato con Astro’s Playroom, potrebbe far conoscere la piattaforma a più utenti e bilanciare la penuria di giocatori. Il tutto con un occhio alla possibilità di monetizzazione, che attualmente è concessa valutando le creazioni caso per caso e senza una politica ufficiale. Quello che ha la potenzialità per essere il primo vero social network per creatori di videogiochi, insomma, avrebbe solo bisogno di una spinta e di un minimo di fiducia in più per raggiungere il suo scopo ultimo.
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