Days Gone provato alla Milan Games Week

Quando Io Sono Leggenda incontra Renegade!

Hands on di Oscar Diliddo

La sopravvivenza nella sua forma più primordiale, la legge del più forte, la voglia di sopravvivere ed una quantità notevole di autocontrollo. Sono queste le qualità che, durante la Milan Games Week appena conclusasi, mi hanno permesso di affrontare la fiumana di appassionati e le code chilometriche che invadevano ogni stand. Specie quelli che permettevano al pubblico di provare i giochi in anteprima assoluta.

Così, dopo aver fatto un po’ di coda ed essere riuscito a tagliarla leggermente grazie all’esibizione del magico pass stampa marchiato gameplay.cafe, mi sono seduto nella postazione di gioco, ho indossato le cuffie e mi sono immerso per una manciata di minuti nel gioco pensato dal SIE Band Studios (per i più anzianotti: sono quelli della serie Syphon Filter e, per i giovani, quelli degli Uncharted per PlayStation Vita).

Days Gone fa parte del gruppone di esclusive annunciate da Sony negli ultimi anni. Presentato durante l’E3 del 2016, il gioco è stato rimandato un paio di volte. Sicuramente per essere perfezionato e, con tutta probabilità, per lasciare spazio alle altre esclusive che hanno fatto capolino sulla console Sony negli ultimi mesi e per non rischiare quindi che i riflettori puntati sui giochi massivamente più forti mettessero in ombra l’uscita della nuova avventura.

The Walking Last of Us

La prima parte della dimostrazione presente in fiera aveva come obiettivo cercare del carburante nei pressi di in un distributore di benzina. Impresa semplice, direte voi. Niente di più sbagliato. Perché il mondo post apocalittico del gioco non ci viene in contro. Per nulla.
Le strade e le città di questo spiacevole futuro sono infatti invase da esseri umani infettati da un virus, il che non li rende spiacevoli per colpa di qualche starnuto in pubblico, ma perché, non appena si entra nel loro campo visivo (od uditivo), tenteranno di assalirci e mangiarci nel modo peggiore possibile.

Catapultato in mezzo ad una strada con macchine abbandonate a destra e a sinistra, e che sfrutto come ripari per non farmi vedere dai suddetti Freakers (così vengono chiamati gli infetti), aggiro ed uccido silenziosamente un paio di exumani intenti a… pranzare!
Dopo aver constatato che non vi erano ulteriori minacce in giro, mi guardo attorno e mi dirigo verso la stazione di servizio.
Mentre mi avvicino spavaldo al distributore sento un urlo lancinante alle spalle, mi giro e sono costretto a sparare ad un Freaker che mi si era avvicinato pericolosamente. Giusto il tempo di capire che il sistema di puntamento è anche qui affidato ai sempreverdi L2 ed R2, e lo abbatto. Il rumore ha allertato un altro infetto. Va giù anche lui, non prima che io abbia sprecato cinque o sei colpi ricalcandone esattamente la sagoma a mo’ di Looney Toons. Vabbeh, è il caldo della fiera.

Fun Fact: malgrado fuori dal distributore ci fossero taniche di benzina da poter usare come granate da lanciare e far saltare in aria, non andavano bene per rifornire la moto del protagonista. In quanto cacciatore di taglie, con tutta probabilità, ha particolarmente a cuore la quantità di ottani presenti nel carburante ed è disposto a rischiare la vita, pur di ottenerla.

Per entrare nell’officina del distributore era necessario passare dal tetto. Dopo aver eliminato un paio di infetti, si riesce ad entrare, trovare il carburante, diversi oggetti per il crafting (è un elemento cardine del gameplay) ed uscire.

Uscendo dal distributore, tramite una cut scene, scopriamo che un nostro compare motociclista è stato aggredito da un gruppo di umani non infetti dal virus. Sicuramente i loschi figuri fanno parte di una qualche setta. Lo si evince dalla follia con la quale favellano e dai molteplici tagli sanguinolenti sparsi per tutto il corpo. La storia rivelerà senz’altro le origini di questa setta che sarà indubbiamente da combattere ed affrontare a più riprese durante il gioco. Ad ogni modo non hanno tutte le rotelle a posto e non ispirano per nulla fiducia.
Eliminando loro, finisce la prima parte della dimostrazione.

Io sono Leggermente in pericolo

La seconda parte della demo permetteva di affrontare un’intera orda di Freakers.
Non vi nascondo che non sono riuscito a portarla a termine. Malgrado lo scenario pensato permettesse diversi approcci e possibilità, la forza e la ferocia dell’orda mi ha sempre devastato in pochi istanti.
In questa parte, però, ho potuto provare la moto del protagonista, farmi un’idea del sistema di crafting, dell’utilizzo delle armi e constatato che la strategia sarà parte fondamentale nell’affrontare il gioco.
La possibilità data al protagonista di arrampicarsi sulle sporgenze, semplicemente premendo X in prossimità di qualcosa di scalabile, diventa un’azione tanto banale quanto utile. Arrampicandoci sui tir abbandonati, i container e le abitazioni, guadagneremo terreno ed avremo una posizione di vantaggio verso gli infetti, che non mancheranno comunque di raggiungerci arrampicandosi a loro volta.

Visto lo scarsissimo risultato, a fine dimostrazione, ho chiesto agli addetti allo stand se fosse effettivamente possibile uscirne vittoriosi. Malgrado la mia esperienza non fosse l’unica finita in tragedia, mi hanno confermato che un paio di ragazzi hanno eliminato l’orda seguendo pedissequamente un vecchio video di gameplay che mostrava la medesima demo in azione. Capaci tutti, così!

Cosa mi è rimasto dalla demo?

Un sacco di curiosità verso il titolo. Se riuscirà ad avere un’identità tutta sua, potrà dare grandi soddisfazioni. Per ora pare di certo un interessante mix tra The Walking Dead, Io Sono Leggenda, The Last of Us e con i personaggi principali che ricordano i Sons of Anarchy. Mica male, no!?

A livello puramente tecnico ci sono ancora tanti problemini qua e là: trattandosi di una versione fortemente acerba e fruita tramite delle PlayStation 4 “apposite” (non abbiamo capito se fossero effettivamente dei devkit o no) non si può proprio dare un giudizio. Se lo stato del gioco è grossomodo questo, serviranno comunque un bel po’ di aggiustamenti.
Se poi il mondo di gioco saprà trasmettere libertà, senso di urgenza e se saprà coinvolgere a dovere, si potrà parlare di un gioco potenzialmente molto, molto interessante.

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