Il verdetto preliminare su Shadow of the Tomb Raider

a scadenza embargo, una prima valutazione sulla terza avventura "moderna" di Lara Croft

Recensione di Antonio Fucito

Complice la preparazione per la partenza legata al Tokyo Game Show, non ce l’ho fatta a completare la storia di Shadow of the Tomb Raider entro la scadenza dell’embargo.
Quello che state per leggere, quindi, è un giudizio preliminare senza voto dopo circa otto ore di gioco su Xbox One, perché non è mio costume recensire un titolo senza essere sicuro al 100% delle sue qualità e aver appurato come va a finire. Non disperate, ad ogni modo, potete trovare anche un video con impressioni dettagliate sul gameplay, che vi mostrerò nella diretta programmata per martedì 11 settembre.

Shadow of the Tomb Raider mi sta lasciando sensazioni strane, a metà tra deja vu eccessivo e coinvolgimento.
Se volessimo fare un parallelo questo capitolo ricorda la realizzazione di Uncharted 3, anche per la volontà da parte degli sviluppatori di approfondire il passato della protagonista principale, permettendo di viverlo in prima persona, fino a scoprire risvolti e motivazioni della trama.

Nel caso del titolo Eidos le dinamiche ripetute di caccia, esplorazione, sopravvivenza e raccolta delle risorse aumentano il già citato deja vu iniziale, quello di trovarsi dinnanzi ad un titolo fondamentalmente identico in una nuova ambientazione e collegato dal punto di vista narrativo.
La crescita di una Lara sempre più desiderosa di conoscere la verità, un ritmo più serrato e una città presente davvero affascinante come dimensioni, struttura e attività – di cui non vi racconto perché mega spoiler – rappresentano i maggiori punti di forza, per un approccio da squadra che vince non si cambia.

L’esperienza accumulata dalla protagonista permette come sempre di ottenere punti abilità da impiegare in uno dei tre rami presenti; abbiamo poi i monoliti da decifrare e linguaggi da imparare, forzieri e oggetti da raccogliere anche nelle profondità marine.
E poi archi e pistole di vario genere, gadget che permettono di raggiungere porzioni di mappa altrimenti inaccessibili, il viaggio rapido e i completi di Lara, più vari in numero e in grado di portare in dono abilità aggiuntive.

Per quanto riguarda le dinamiche stealth e di combattimento, adesso è possibile ricoprirsi di fango per ridurre la possibilità di essere scoperti dai nemici, oppure camuffarsi in verticale sui muri ricoperti da piante, novità che aumentano le soluzioni offensive a disposizione.

Una raccomandazione fondamentale: giocatelo perlomeno al livello difficile, riducendo gli aiuti offerti dalla percezione di Lara. Il tasso di sfida se vogliamo è ancora più basso in questo terzo capitolo, vuoi anche per le dinamiche oramai assodate, vuoi per l’intelligenza artificiale standard, vuoi per i troppi aiuti derivati dalla pressione dell’analogico destro. Siccome c’è tanta personalizzazione in tal senso, disattivare la rigenerazione dell’energia in combattimento e la percezione anche a distanza dei nemici aumenta il tasso di immedesimazione e il coinvolgimento, rendendo giustizia ad un sistema di controllo e combattimento che solo così diventa appagante.

Al di là della trama principale sono le cripte e soprattutto le tombe della sfida, che richiamano quelle antiche del precedente capitolo, a fare la parte del leone. Ne ho completate sei delle nove disponibili, per ravvisare una varietà a tratti ingegnosa, che richiede di studiare un minimo l’ambientazione ed offre in generale un gameplay che rende giustizia alla produzione.

Anche graficamente sono stati fatti passi avanti rispetto al motore precedente a cavallo tra le due generazioni. I momenti più impressionanti si hanno quando il sistema di illuminazione – supportato tra le altre cose da HDR – contribuisce a restituire un’immagine morbida, d’atmosfera e con grande rendering delle superfici, regalando scorci soprattutto notturni e negli interni di gran pregio. Anche quando si “apre” Shadow of the Tomb Raider restituisce un ottimo colpo d’occhio, ma il motore grafico fa più fatica nella pulizia generale e soprattutto nella fluidità. Come detto ho provato la versione del gioco su Xbox One S, e in questi frangenti il frame rate raramente è ancorato ai trenta fotogrammi per secondo, con microscatti ben avvertibili anche quando si muove la telecamera.

Il gioco è completamente doppiato in italiano con una discreta resa complessiva anche per volti e recitazione. Carina la possibilità di ascoltare le persone dei vari villaggi nella loro lingua originale con i sottotitoli. Lara però continuerà a parlare e rispondere in italiano, “rovinando” in toto lo scopo di questa opzione.

La mia impressione attuale su Shadow of the Tomb Raider – assolutamente non definitiva – è quella di trovarsi dinnanzi ad un titolo che segue i passi e quindi leggermente sotto al precedente, che avevo recensito con un 9 nel 2015 su Multiplayer.it. La votazione sarà perfezionata dopo aver saggiato la bontà della seconda parte dell’avventura, per capire se sarà più vicino ad un 80 oppure un 90: nei prossimi giorni arriverà la recensione completa sulle pagine di Gameplay Café!

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