Star Wars: Jedi Fallen Order, l’equilibrio instabile della Forza

La maledizione dell'Olocron di Cristallo

Recensione di Oscar Diliddo

Inutile girarci attorno, Star Wars: Jedi Fallen Order non è un gioco perfetto e non è il capolavoro che gli appassionati di Guerre Stellari stanno aspettando da tempo. Il gioco di Respawn Entertainment però è una vera chicca per gli appassionati ed è di gran lunga uno dei migliori videogiochi dedicati alla saga di Lucas dell’ultima decade.

Cal e BD-1: the Zeffo Legacy

Ambientato qualche anno dopo l’inizio dell’epurazione Jedi, Fallen Order narra le vicende del giovane Cal Kestis, un padawan diventato un rottamatore sul pianeta Bracca con la ferma intenzione di nascondersi dall’impero. Dopo qualche attimo di concitazione che lo porta ad esporsi davanti ad un inquisitore, la fuga a rotta di collo diventa l’unica via percorribile.
Così parte la storia narrata in Fallen Order. Inutile dire che non si tratterà solo di fuggire per tutta la durata del gioco. Cal troverà ben presto un preciso scopo, una missione dalla straordinaria importanza che potrebbe persino portarlo a ristabilire l’ordine Jedi.
Per farlo dovrà seguire le tracce del maestro Jedi, Eno Cordova. Giunti su Bogano diventa chiaro che, per recuperare il misterioso manufatto di cui Cordova parla nei suo olomessaggi, sarà necessario visitare altri pianeti, sfidare l’impero e scoprire i misteri di antichi popoli.
Fortuna vuole che su Bogano veniamo a conoscenza non solo di Cordova, ma anche del tenerissimo droide BD-1.
BD-1 diventerà ben presto un compagno fondamentale di Cal, aiutandolo ad affrontare nemici, attivare interruttori, scivolare sulle funi e una mezza infinità di altre utilità e funzioni, incrementando sempre di più il legame tra i due. Rendendoli inseparabili e confermandosi come un dinamico duo di prim’ordine. Le necessità di narrazione porteranno Cal a far squadra non solo con BD-1 ma anche con altri personaggi che, malgrado non brillino per spessore, riescono a convincere e, talvolta, a divertire.

Per quanto la storia non abbia particolari colpi di scena o chissà quali idee, riesce ad appassionare e tenere piacevolmente incollati allo schermo per tutta la durata dell’avventura, per poi scoppiare ed emozionare nella fase finale. Inoltre permette di viaggiare ed esplorare pianeti come mai prima d’ora in un gioco di Star Wars: Kashyyk, Dathomir, il già citato Bogano, Zeffo. Poter visitare questi posti (ed altri), scoprirne i segreti grazie agli echi della forza -uno dei collezionabili del gioco- ed approfondire le leggende di una saga così profonda e varia come quella di Star Wars, è una cosa per la quale ogni fan potrebbe schiumare di gioia, e Fallen Order permette di farlo.

Rise of the Zeffo Tomb Raider

I pianeti sono un vero e proprio manuale di level design. Non solo si ha l’onore di visitare alcuni tra i pianeti più iconici (e misteriosi) dell’immaginario di Guerre Stellari, ma lo si fa con un piacere di gioco assolutamente raro, grazie ad un lever design formidabile e strutturato da mappe sorprendentemente dettagliate, varie e zeppe di scorciatoie e passaggi segreti. A proposito delle scorciatoie, man mano che si avanza nelle mappe di ogni pianeta, sarà possibile aprire strade che facilitano di gran lunga la riesplorazione. Non essendoci checkpoint, se non i punti di meditazione di cui parleremo poi, aprirsi varchi che semplificano ed agevolano un secondo passaggio diventa una routine essenziale. Ogni mappa nasconde poi una infinità di segreti, casse del tesoro, potenziamenti e collezionabili vari. Nonostante la trama riporti almeno un’altra volta su ogni pianeta, la varietà di ambientazioni, la possibilità di crearsi scorciatoie e le nuove strade aperte dai nuovi poteri acquisiti, rendono in backtracking mai invasivo o frustrante.

Come da miglior tradizione unchartediana, esplorare non significa passeggiare tra una via e l’altra, bensì bisogna saltare, arrampicarsi, correre, dondolare, scalare e tutte quelle cose che fanno dei protagonisti dei videogiochi di avventura dei decatleti professionisti.
Nonostante il gioco si comporti bene nella maggior parte delle situazioni, capita spesso di mancare una piattaforma o una corda penzolante per alcune imprecisioni nel sistema di salto, non sempre in linea con i pollici o le intenzioni del giocatore. A marcare questo problema ci pensano le (abusate) sezioni in scivolata, dove la velocità e la pendenza del terreno tendono a far sobbalzare Cal in direzioni impensabili.
Anche Cal inoltre dovrà affrontare una serie di enigmi ambientali, sempre ben pensati e ben inseriti nel contesto. Attaccare spine, spostare oggetti con la forza e rallentare piattaforme sono solo alcuni degli espedienti utilizzati nei vari puzzle da affrontare tra un combattimento e l’altro.

Dark (Side) Souls

Abbandonati i salti e i rompicapo  ci si trova a sguainare la spada laser. Le sezioni di combattimento non sono basate su un sistema alla Batman come ci si potrebbe aspettare, consentendoci solo di premere il tastino al momento giusto per poi caricare il malcapitato di turno di una mezza infinità di fendenti.
Il sistema pensato da Respawn per Fallen Order prende invece a piene mani dalle meccaniche di giochi come Sekiro. Anche per quanto riguarda la difficoltà.
Per affrontare ogni singolo nemico è infatti necessario prepararsi con calma e giocare di guardia e attacco con le giuste tempistiche. Una volta rotta la guardia di un nemico (sia esso un clone o un mostro alieno), diventa possibile danneggiarlo. Parare ed attaccare nel momento giusto è essenziale in praticamente ogni battaglia. Non avendo un sistema di livelli e di crescita delle statistiche, ogni nemico è potenzialmente una minaccia fin dalle prime battute.

Sconfiggendo nemici e recuperando gli echi della forza sparsi per i pianeti si guadagnano punti esperienza, questi punti possono essere spesi per migliorare le tecniche di Cal, la sua salute e la quantità di forza utilizzabile in battaglia.
Dai Souls viene ereditata anche un’altra caratteristica: i punti di meditazione. In questi punti è possibile, appunto, accedere all’albero delle abilità, creare un punto di ripristino e curarsi. Già, perché ad eccezion fatta per gli stim (medikit) che può elargire BD-1, per ripristinare la salute sarà necessario meditare in uno di questi punti. Facendolo, però, tornano anche tutti i nemici sconfitti. Proprio come i Souls poi, ogni volta che un nemico sconfigge Cal, si perde tutta l’esperienza accumulata,riottenibile uccidendo il nemico colpevole del misfatto, non prima però di essere ripartiti dall’ultimo punto di meditazione attivato.
Un sistema che nasconde luci ed ombre, quello scelto per i combattimenti e i punti di meditazione. Se da un lato elargisce al gioco una profondità ed una difficoltà invidiabili, dall’altro spezza il ritmo e rischia di incarognire una buona fetta di giocatori.

Purtroppo, per quanto di base il sistema funzioni egregiamente, la scarsa precisione delle animazioni e una malsana gestione dei tempi di attacco/difesa fanno spesso invocare in malo modo la mamma del nemico di turno. Il sistema infatti è spesso impreciso sia sulla direzione degli attacchi, sia sulla precisione delle schivate e delle parate. Niente di così preoccupante, ma una maggiore pulizia e fluidità sarebbe stata più che apprezzata.
Fortunatamente Respawn ha previsto ben quattro livelli di difficoltà per venire incontro ad ogni giocatore: modalità Storia, Cavaliere Jedi, Maestro Jedi e Gran Maestro Jedi.
Personalmente, per godermi il gioco e non sentirmi un inetto anche contro uno Stormtrooper qualsiasi, ho optato per la modalità Cavaliere Jedi, trovandola piuttosto equilibrata e mai troppo impegnativa.

INFO UTILI

Ho giocato Star Wars: Jedi Fallen Order su PlayStation 4 Pro rischiando di lanciarlo contro il televisore in più di un'occasione.

Durata
  • Ho giocato per una ventina di ore raggiungendo il 96% del completamento, riuscendo a completare il gioco, l'albero delle abilità e lasciandomi alle spalle solo una manciata di casse ed echi della forza.
Struttura
  • Una fusione tra azione ed avventura che non sempre riesce a convivere con le sue due anime; da una parte un gioco dai combattimenti tecnici ed impegnativi, dall'altro un'avventura ricca di enigmi e piattaforme su cui saltare ed arrampicarsi.
Collezionabili e Extra
  • Ogni pianeta nasconde una moltitudine di segreti e cunicoli da esplorare.
  • Casse con all'interno personalizzazioni varie per Cal, la spada laser, BD-1 e la Mantis.
  • Echi di forza e olomessaggi decifrabili da BD-1 per ampliare il databese e racimolare esperienza.
  • Casse dedicate al potenziamento della fornitura di Steam.
Scheda Gioco
  • Nome gioco: Star Wars Jedi: Fallen Order
  • Data d uscita: 15 Novembre 2019
  • Piattaforme: PC, PlayStation 4, Xbox One
  • Lingua doppiaggio: Italiano
  • Lingua testi: Italiano

Cartoline da Bogano

Girare per i la galassia in Fallen Order è un piacere per gli occhi e per le orecchie. Al netto di qualche imperfezione sulle animazioni e qualche espressione da patata lesa di troppo, la resa tecnica generale è sicuramente al passo coi tempi. Su PlayStation 4 Pro non arriva alle vette a cui ci hanno abituato altri giochi, ma l’impatto visivo è comunque notevole, soprattutto per quanto riguarda i pianeti e l’ottima realizzazione dei terreni e dei materiali.  Altro discorso, come dicevamo, è per le animazioni non sempre precise durante le battaglie. Le imprecisioni sui movimenti di alcune animazioni rendono talvolta i combattimenti più caotici e confusionari del necessario. La sensazione finale è sicuramente che un po’ di pulizia generale in più non avrebbe fatto per niente male al gioco.

Altro discorso per il comparto audio, con un buonissimo doppiaggio in italiano (anche se l’adattamento non è sempre impeccabile) e con una colonna sonora imponente, grazie ovviamente ai temi classici della saga.
La direzione sonora ha il merito di essere sempre sul pezzo, regalando escalation sonore sempre nel momento giusto. Bene così. Interessante anche la presenza di un paio di canzoni del rock alieno dei The Hu, una rock band della Mongolia.

La forza è potente in vostro figlio, solo che non si applica

Dopo i cocenti fallimenti in casa EA con i videogiochi dedicati a Star Wars, con Fallen Order è chiaro che l’intento sia stato quello di andare a colpo sicuro. Come creare un’avventura dedicata alla Galassia lontana, lontana per eccellenza, senza rischiare di creare qualcosa che il pubblico non capisse o qualcosa di “troppo diverso”? Semplice, basta guardare i giochi di maggior successo degli ultimi anni e ricalcarci sopra il proprio. Sin dalle prime battute si nota quanto Fallen Order sia una copia carbone dei migliori esponenti dei generi a cui fa riferimento. Per quanto riguarda la parte esplorativa è impossibile non notare le somiglianze col cugino Nathan Drake da Uncharted, ma anche i lineamenti della zia Lara Croft diventano sempre più evidenti mentre il gioco cresce.
Quando ci si trova a combattere, invece, i parenti più prossimi sono senza dubbio Sekiro e Dark Souls.

Insomma, sarà anche un po’ derivativo, ma c’è da dire che il team di Respawn è andato a pescare dal meglio del meglio, mica da giochini sconosciuti.
Questa vena derivativa si traduce però in un gioco piacevolmente solido, il suo essere basato su sistemi collaudati e più che apprezzati dona al gioco delle fondamenta granitiche, sulla quale è impossibile fare particolari appunti o evidenziarne criticità. Laddove le cose iniziano a non funzionare, i problemi sono da imputarsi principalmente alle magagne tecniche che accompagnano tutta l’avventura del giovane Cal Kestis.
Probabilmente un pizzico di coraggio in più avrebbe permesso di legare le due anime del gioco con qualche idea che desse spessore e personalità all’intera esperienza.
Sia il pubblico che EA/Disney necessitavano oramai di un gioco che centrasse finalmente il punto e spezzasse la maledizione che pareva incombere sui giochi targati Star Wars, e Star Wars: Jedi Fallen Order centra pienamente il bersaglio.

Grafica

Tanto bella da vedere da lontano, quanto imperfetta e poco pulita da vicino e nelle animazioni. Rimane comunque un bel vedere ed un ottima resa dei pianeti, dei materiali e degli effetti luce.

85
COLONNA SONORA E DOPPIAGGIO

Doppiaggio più che buono, con solo alcuni problemi di adattamento. Colonna sonora basata sulle sinfonie di Williams, inutile dire altro. Buona anche la direzione musicale, evocativa e sempre sul pezzo.

90
GAMEPLAY

Le due anime del gameplay non sempre convivono in armonia e alcune imprecisioni sulle animazioni fanno spesso mandare il gioco vaffanWookie sia nei combattimenti, sia nelle fai esplorative. Il lavoro svolto è comunque più che buono e la sensazione di combattere con una vera spada laser è davvero gratificante.

80

Ci sono 8 commenti

Emanuele Vanossi

Bella recensione Oscar, lo recupererò al più presto! Una domanda: a livello narrativo, ci sono tanti momenti morti e cutscene che si prendono troppo sul serio alla Uncharted 4? Probabilmente dirò una cosa controcorrente, ma della serie Naughty Dog apprezzavo di più il cipiglio spensierato dei primi capitoli piuttosto che i momenti “”””emozionali”””” del quarto. Spero che Fallen Order sia più nella scia dei primi Uncharted

    COLDSEASONS

    No, per adesso (sono a trequarti di gioco) poche chiacchiere e carinerìe e molta azione. Ovviamente un pò di fan-service come è giusto che sia ma tutto molto scorrevole.

    Emanuele Vanossi

    Menomale! Grazie della risposta

    Oscar

    Grazie!
    Come ha ben detto COLDSEASONS, la narrazione non smorza i toni del gioco ed è ottimamente inserita nel contesto.
    La qualità della stessa va rafforzandosi nel corso del gioco per poi esplodere (in senso positivo) nel finale.
    Ovviamente gran parte della narrazione e degli eventi sono palesemente dedicati agli amanti di Star Wars 😀

SirTalpa

Ottima recensione. Spiace un po’ per le magagne tecniche, probababilmente sarrebbe servito qualche mesetto in più per limarlo al meglio. Non sono troppo d’accordo riguardo al backtracking, se in alcuni livelli è piacevole, in altri è qualcosa di tedioso e frustrante; (SPOILER) a Dathomir dove sei costretto a rifarti tutto il livello per tornare al punto in cui il pipistrellone ti cattura, e, cosa simile accade per alcuni collezionabili di Zeffo, aggiungendo il fatto che in quest’ultimo è tutto così intricato che la mappa 3D invece che aiutarti, ti manda in pappa il cervello. Non so, a volte riuscivo a rimpiangere i livellini tutti complessi di The Surge 2, che sì, a volte ti davano la sensazione di smarrimento, ma contemporaneamente non ti spingevano alla necessità di avere una mappa o, nel caso particolare del pianeta Zeffo, di aprirla ogni 3 minuti.

    Oscar

    Grazie! 😀
    Sì, in effetti se si vuole raccogliere tutti i collezionabili girare per le mappe inizia a diventare un po’ tediante, e la presenza delle scorciatoie sopperisce solo in minima parte l’assenza degli spostamenti rapidi.
    Però credo che il problema si presenti soprattutto per i completisti (che rimane comunque fastidioso, eh), i secondi giri proposti dalla storia non sono poi così pesanti (eccezion fatta per il paio di situazioni da te descritte, che in effetti pesano un po’).

    SPOILER:
    a ZEFFO, in cerca di collezionabili, mi sono incastrato nella tomba per 20 minuti perché non mi ricordavo come uscire! XD

    SirTalpa

    Io lì proprio non mi ricordavo come entrare ahahahah. Comunque sì, sono totalmente d’accordo con quello che hai scritto, grazie per la risposta!

PellikanSama

E’ un gran bel gioco però non so quante volte ho fatto a pugni con il sistema di arrampicata… Personalmente lo consiglio solo a chi è avvezzo ai dark souls, perchè a perdere la “via” e con essa la calma/voglia di giocare ci vuole poco.

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