STRAY, la recensione diario dell’avventura felina di Annapurna

Un criptico mondo cyberpunk e un felino sono gli ingredienti di quest'avventura

Recensione di Leonardo Alberto Moschetta

Il trailer di presentazione di Stray aveva catturato la mia attenzione grazie all’insindacabile fascino delle sue ambientazioni cyberpunk e all’insolita quanto interessante prospettiva di vestire i panni di un amabile micio. Più tiepida era stata invece la mia reazione al primo effettivo trailer di gameplay che, di primo acchito, mi era sembrato piuttosto privo di profondità.

Da ieri, 19 luglio, Stray è finalmente disponibile in versione digitale per PC, PS4 e PS5, mentre una versione fisica è già stata annunciata ma solo per la console Sony di nuova generazione. Inoltre il titolo è disponibile gratuitamente a tutti gli utenti Playstation Plus Extra e Premium. Il momento della prova del pad è quindi giunto.


Lunedì 20 luglio 2022

Accedo al mio PS Plus Extra e Stray è subito in evidenza. Pronti, via ed i 7 giga di installer sono in download. Rapida installazione, un paio di schermate di crediti ed eccomi di fronte ad un ultra minimale menù principale in cui scegliere tra settaggi e nuova partita. Il titolo parte subito, senza verbosi preamboli né sequenze filmate, e mi ritrovo in un rigoglioso e umido contesto extra urbano in cui faccio la conoscenza di alcuni adorabili gatti della mia stessa colonia mentre prendo confidenza con i comandi.

Comandi che, in vero, sono estremamente semplici con un tasto (triangolo) dedicato alle interazioni contestuali e il tasto X dedicato al salto che, però, non è libero come ci si aspetterebbe in un’avventura di questo tipo, ma è “attivabile” solo quando, avvicinandosi ad un oggetto o ad una sporgenza, compare l’apposita icona a schermo. Una soluzione che semplifica decisamente le sezioni platform, azzerando sostanzialmente qualsiasi rischio di caduta ma che, forse, ben si sposa con la natura riflessiva ed esplorativa del titolo. A questi tasti si aggiunge la possibilità di correre con il tasto R2, utile soprattutto per fuggire da alcuni occasionali nemici come gli aggressivi topi robotici già visti nei trailer.

La direzione artistica mi appare essere, al momento, il vero valore aggiunto del titolo

Appresi i fondamentali e superata la prima parte più squisitamente “tutorial” eccomi finalmente varcare le porte della prima ambientazione urbana. Inizialmente, per i primi direi 20-30 minuti, l’esplorazione è piuttosto esigua, il percorso unico e mi limito quasi esclusivamente a premere il tasto X per attraversare in scioltezza gli scenari. Una “camminata” non troppo appagante in termini ludici ma che mi permette sin da subito di entrare nell’atmosfera sospesa di questa città cyberpunk apparentemente deserta. L’impianto scenico è infatti davvero pregevole e la direzione artistica mi appare essere, al momento, il vero valore aggiunto del titolo, degnamente supportata anche da un comparto tecnico che, pur non facendo urlare al miracolo, appare solido e rifinito.

Le animazioni feline sono convincenti (tranne forse la corsa in alcuni frangenti) e varie grazie anche alla presenza di tante animazioni “situazionali” che permettono, ad esempio, di affilarsi gli artigli su alcune superfici o di fare le fusa. Queste interazioni ambientali, spesso divertenti e inaspettate (ad un certo punto il mio micio si era incastrato con con la testa in un sacchetto di carta con conseguente inversione dei comandi direzionali del pad) sono sicuramente uno dei pregi da subito più evidenti. Ottimo anche il lavoro svolto sulla componente sonora e in particolar modo sui suoni ambientali, davvero utili per calarsi nel “mood” del gioco.

Stray, interazione con NPC

Superata questa prima fase guidata faccio finalmente la conoscenza di B-12, il piccolo robot co-protagonista del gioco, il quale sembra avere sia la funzione di portare avanti il canovaccio narrativo quasi “investigativo” del titolo, sia quella di ampliare le possibilità di interazione del protagonista. Qui il gioco, finalmente, si apre, rivelandomi, oltre alla presenza in città di abitanti robotici, la presenza di scenari più aperti e liberamente esplorabili.

I puzzle ambientali, almeno fino ad ora, sono stati pochi e decisamente troppo semplici

Niente di particolarmente esteso e eclatante, almeno al momento, ma la presenza di molteplici strade per raggiungere l’obiettivo, le interazioni più corpose con i cittadini (potrebbe forse esserci un piccolo sistema di quest?) e la presenza di collezionabili accrescono senza dubbio l’offerta ludica. I puzzle ambientali, almeno fino ad ora, sono stati invece pochi e decisamente troppo semplici ma, auspicabilmente e prevedibilmente, il livello di sfida tenderà a salire nelle prossime ore di avventura.

Interessante invece la modalità minimalista con cui il titolo sceglie di raccontare la sua storia, quasi senza cut scene e attraverso l’interazione con l’ambiente e i vari NPC. Una linea narrativa che mi ha incuriosito in questa prima sessione di gioco e mi ha lasciato la volontà di tornare al più presto nei lerci ma affascinanti vicoli di questa città senza nome.

Vi farò sapere come procede e se un gameplay più appagante e profondo emergerà al pari della già evidentemente ottima componente estetica.

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