Deadly Premonition – storia di un horror più che controverso

Giochi di Giorgio Livraghi

In quest’ultima retrospettiva ci terrà compagnia un titolo sconosciuto sicuramente a molti, tornato per poco sotto i riflettori con i giochi mensili del PS Plus qualche anno addietro.

Si tratta di Deadly Premonition un particolare survival horror, dal budget contenuto, uscito inizialmente su PS3 e Xbox 360, sviluppato da Access Games e portato in seguito anche sulle attuali console.

Detiene attualmente il Guinness World Record di gioco più divisivo in termini di critica; scelta dovuta a svariati aspetti contrastanti, giusto per anticiparne qualcuno l’intricata e curatissima trama degna di una serie tv in contrapposizione al gameplay legnoso e i bug che lo affliggono.

La storia ci porta nell’apparentemente tranquilla e innocente cittadina di Greenvale, in seguito all’inaspettato ritrovamento del un cadavere di una donna crocifisso su albero.

Così, per fare luce sul delitto entreremo nei panni di Francis York Morgan, brillante agente speciale dell’FBI. Fin da subito ci si accorgerà della misteriosa entità, che convive nella sua mente, con la quale egli dialoga e si rivolge col nome di Zach.

La trama è totalmente incentrata sul risolvimento del misterioso caso. Un capitolo dopo l’altro ci permetterà di recuperare indizi e restringere il cerchio dei sospetti. Per alcuni di essi servirà usare un minimo d’arguzia per completare i puzzle.

Il gameplay alterna fasi di esplorazione abbastanza piatte suddivise in viaggi in auto per la mappa e combattimenti di redivivi rigorosamente in ambienti chiusi e dell’atmosfera soffocante. Proprio questi ultimi riprendono un sistema di mira da fermo per le armi a distanza simile a quello dei Resident Evil, tuttavia risultando poco preciso e difficile da padroneggiare.
Da dimenticare le sezioni degli inseguimenti dominate dai Quick Time Event, accompagnate da un uso confusionale e al limite della telecamera.

Il tasso di sfida è adeguato a tutti, dovendo unicamente tenere sotto occhio la barra della salute e dello stress; la prima se esaurita porta intuitivamente al game over, la seconda se riempita provocherà un momentaneo ma non breve senso di stanchezza al protagonista.

La poca fluidità nell’azione, dovuta anche alle animazioni dei personaggi, è resa da un frame rate incostante, soprattutto nelle ambientazioni all’aperto.

Per essere davanti a un titolo che non è né un indie né un AAA del 2010, il lato visivo regala sensazioni piacevoli, costituendo un buon traguardo a livello di personaggi e ambientazioni. Un po’ meno bene per quanto riguarda gli onnipresenti pop-up ed effetti visivi sottotono come quello della ricorrente pioggia, ma stiamo pur sempre parlando di un progetto concepito inizialmente per PlayStation 2.

E ora veniamo al vero punto forte del gioco: una storia veramente ben pensata e arricchita.
Soffermandoci già sui personaggi con cui si ha a che fare fin dall’inizio è impossibile non rimanere colpiti dalle particolari e grottesche forme degli NPC. Molto diversi tra loro ed eccentrici costituiscono dei veri stereotipi dei paesani americani. Grazie all’autorità che rappresentiamo si ha modo di approfondire le rispettive storie e apprendere segreti utili ai fini del caso, scavando a fondo tra vecchie leggende in apparenza infondate, ma collegate con il nostro stesso passato.
La narrazione ha il pregio di non annoiare mai e di tenerci sempre più incollati allo schermo man mano che ci si avvicina alla conclusione. Si fa ancora sentire nei ricordi il desiderio di passare il prima possibile le ripetitive sessioni tra gli zombie per potere approfittare di nuovi stralci di trama e cut scene riuscite.

Una ventina di ore è il buon tempo necessario per raggiungere il finale del gioco, a patto di tralasciare le missioni secondarie, il cui completamento è consigliato se si desidera approfondire la storia e conoscere nuovi aneddoti sulla storia di Greenvale.

Da ricordare è la colonna sonora, che in a più tratti sembra trascinarci nella malata e onirica atmosfera.

In definitiva Deadly Premonition è un titolo che si ama o si odia; esso può far storcere il naso non solo a chi non impazzisce per i survival horror, ma può risultare un ostacolo, per chi, troppo esigente, non si accontenta di un aspetto visivo vecchio e di secondo piano e di un gameplay appesantito da diverse problematiche.

Eppure, ciò che rende indimenticabile il titolo è il suo modo di raccontare gli eventi, i dialoghi fuori da ogni schema dei personaggi , la trama che strizza costantemente l’occhio a Twin Peaks e la personalità unica impossibile da scordare.

Il mio consiglio è dunque provatelo e vedrete che per un motivo o per l’altro non ve ne dimenticherete.
Un saluto dal Canale del Geko.

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