La storia di Nintendo DS

Du shermi is megl' che uan.

Hardware di Francesco Pagano

Se Nintendo in questi due decenni è riuscita a tenere testa a tutta la concorrenza del mercato videoludico in termini di hardware lo deve soprattutto al successo delle sue console portatili. A livello hardware l’azienda giapponese ha subìto di certo l’impatto dirompente della prima PlayStation fino a perdere il predominio del mercato, ma quando si parla di piattaforme da portare in tasca Nintendo ha sempre regnato incontrastata senza avere mai un vero concorrente all’altezza, fino all’avvento degli smartphone.

All’inizio degli anni 2000 il successo di Game Boy Advance aveva retto quasi da solo le sorti dell’azienda in quel periodo difficile nel quale venne sempre più affossata sul mercato dalla ascesa di PlayStation 2 e Xbox. In quel periodo grandi rinnovamenti e stravolgimenti erano in atto a livello dirigenziale. L’allora presidente Hirochi Yamauchi (ultimo esponente della storica famiglia da sempre al comando di Nintendo) lasciò la presidenza per metterla nelle mani di un allora giovane ma affermato sviluppatore: Satoru Iwata. Fu in quel periodo che prese forma il progetto dal nome in codice Nitro, che fu poi conosciuto con il nome di Nintendo DS le due lettere acronimo di “Double Screen” (doppio schermo), ma anche “Developers’ System” grazie alla semplicità con la quale si poteva sviluppare su di esso.

Un po’ come in quei meme che girano tanto in rete si potrebbe fantasticare che in Nintendo durante i lavori di progettazione si fosse pensato che la soluzione fosse quella di raddoppiare tutto. Raddoppiare i tasti, gli speaker, i processori e soprattutto gli schermi. In realtà il design del Nintendo DS pesca a piene mani dalla storia dell’azienda giapponese e soprattutto dalla serie di giochi elettronici Game & Whatch Multiscreen andando ancora una volta a dimostrare la forte inclinazione verso la tradizione e il passato che ha costellato di cammei e rivisitazioni la produzione Nintendo.

Il team Nintendo Research & Engineering, dopo Game Boy Advance SP, inizialmente era a lavoro su un progetto diverso, nome in codice Iris, che tuttavia venne stoppato da Iwata stesso dettare un’altra direzione su consiglio dell’ex presidente Yamauchi: quella del doppio schermo. Una scelta non proprio accolta con entusiasmo dall’allora general manager della divisione, Satoru Okada.

“Onestamente questa idea fece ribrezzo a tutti, anche a Satoru Iwata. Pensavamo non avesse senso […]. Iwata mi fece cambiare idea e disse ‘No, gli daremo una possibilità. Vedi cosa puoi fare con questo’.”

E alla fine tutto andò esattamente in quella direzione. La presentazione ufficiale avvenne sul palco di E3 2004 nelle mani  di Reggie Fils-Aime e di Iwata che ne spiegarono le caratteristiche.

La console era molto squadrata nella sua prima versione e si apriva a conchiglia per svelare due schermi retroilluminati da 3 pollici con una risoluzione di 256 x 192 e con il display inferiore dotato di tecnologia touchsceen. Aggiunto a questo c’erano una croce direzionale classica più quattro tasti (A,B,X,Y), quelli START e SELECT, i due dorsali, due speaker stereo, un microfono e soprattutto una potenza di due processori a 32 bit  che lavorano tuttavia in maniera indipendente. Passare da un singolo schermo a un doppio schermo potrebbe sembrare una cosa semplice ma lo schermo inferiore tattile capacitivo permise di sviluppare giochi con comandi touch aprendo a prospettive innovative per l’epoca e precursori dei tempi moderni e della diffusione massiva dei controlli touch anche fuori da mercato videoludico.

Con questa piattaforma tra le mani Nintendo aprì per certi versi la sua grande stagione di sperimentazione e di inclinazione verso un mercato diverso di giocatori che portò poi a Nintendo Wii e alle innovazioni peculiari degli anni successivi. Si può identificare in Nintendo DS il nodo con il quale l’azienda nipponica ha scelto di prendere una strada diversa nel mondo dell’intrattenimento, lontana dalla corsa alla potenza tecnica e più focalizzata su nuovi e diversi sistemi e modi di creare videogiochi.

Nintendo DS venne distribuita prima in America (21 novembre 2004), poi in Giappone (2 dicembre 2004) e successivamente in Australia (24 febbraio 2005) per poi approdare infine anche in Europa l’11 marzo 2005 al prezzo consigliato di 149€. Al lancio la console aveva una discreta line up che comprendeva WarioWare: Touched!, Rayman DS e Super Mario 64 DS. La piattaforma fu un successo incredibile. Nei sette anni di vita fino alla sua dismissione ne vennero vendute quasi 155 milioni di unità con oltre 948 milioni di software distribuiti. L’impresa migliorare le vendite di Game Boy Advance e perfino del primo Game Boy furono ampiamente superate grazie anche al tipo di controlli e di titoli sviluppati che puntavano anche ad approcci meno “convenzionali”. Il successo del primo doppio schermo di Nintendo fu ancora più importante per l’azienda nipponica poiché riuscì a battere nei numeri PSP, la prima console portatile di PlayStation che aveva provato. Con questi numeri ad oggi è la seconda console più venduta di tutti i tempi dietro solo al mostro sacro PlayStation 2.

Nintendo DS disponeva, oltre alle specifiche già citate, di altre tre caratteristiche fondamentali che ne hanno segnato il successo: la retrocompatibilità con Game Boy Advance con uno slot apposito (sparito in alcune versioni successive), un sistema di download che permetteva, dove possibile, di giocare in locale ad uno stesso gioco con una singola cartuccia/scheda, e la Nintendo Wi-Fi Connection che permetteva sia di giocare in locale, sia online con i giochi che supportavano quella funzione. Quest’ultima novità permise a giochi come Mario Kart DS, Animal Crossing: Wild World e Pokémon Diamante e Perla di sviluppare la creazione di un ecosistema interconnesso di giocatori online che era stato avviato solo in fase embrionale con le precedenti console, sia fisse che portatili, di Nintendo. Fu anche in quel periodo che l’azienda si affacciò nel prodigioso ma anche tumultuoso mondo del web che nei primi anni 2000 era in piena espansione e diffusione.

 

A livello di software, come vedremo nell’approfondimento dedicato, la ludoteca di titoli di Nintendo DS è stata ricca di perle e titoli di pregio sia tra i capisaldi dell’azienda nipponica, sia nel fitto bosco di sviluppatori terze parti. Ma il doppio schermo è stata anche la casa di produzioni “diverse” che hanno avvicinato alla console giocatori molto diversi diventando un naturale prolungamento della politica di apertura al mercato dei così detti casual gamer applicata con Wii. Basta ricordare Nintendogs, la serie Professor Layton e quella di Brain Training per comprendere quanto in quegli anni Nintendo stesse puntando su un diverso tipo di prodotto e la novità dei controlli touch fu l’ideale per avvicinare chi con controller e pulsanti non aveva familiarità. Tra i software più atipici ci furono anche il Nintendo MP3 Player, che tramutava la console in un vero e proprio riproduttore musicale, e il Nintendo DS Browser che permetteva, collegati ad una rete Wi-fi di collegarsi ad Internet usando una versione del browser Opera.

Le vendite di Nintendo DS e il suo successo si devono anche alla schiera di versioni successive che vennero immesse sul mercato e che offrirono non solo un rinnovo della macchina in sé, ma anche numerosi rilanci di immagine nel corso del ciclo vitale. Nel 2006, dopo nemmeno due anni dopo il lancio della prima versione fu il turno di Nintendo DS Lite, più stretto, luminoso, leggero e comodo (ricordo ancora i segni nel palmo della mano per lo “scalino” che c’era al lato del mio primo DS). Toccò poi nel 2008 al più corposo restyling della console con Nintendo DSi. In questa nuova elaborazione sparì completamente la retrocompatibilità con Game Boy Advance per lasciare spazio alle schede SD, gli schermi diventarono più grandi e soprattutto vennero inserite due fotocamere VGA una interna e una esterna compatibili con alcuni titoli oltre che permettere di usare la console come una vera macchina fotografica. Questa evoluzione della console terminò nel marzo 2010, quasi a fine ciclo vitale, con il Nintendo DSi XL (o LL in terra nipponica) che, come riporta il nome, gonfiò le dimensioni di scocca, schermi e durata della batteria.

Photograph by Nick Ray 

Nello stesso anno pochi mesi dopo venne presentato quella che sarebbe stato il successore di questa stirpe di console portatili il Nintendo 3DS che mutuava non solo parte del nome dal suo predecessore, ma anche il doppio schermo, il touch e alcune altre caratteristiche. Nintendo DS ha rappresentato un passo importante per tutta la storia dell’azienda. Non solo è stata un successo commerciale, ma ha anche dato il via virtuale, insieme a Wii, alla rivoluzione casual di questa industria. DS ha contribuito molto a tramutare il videogioco da elitario ritrovato tecnologico a massivo prodotto d’intrattenimento.

Scheda Tecnica della prima versione

Nome: Nintendo DS
Casa Produttrice: Nintendo
Tipo: Console portatile
Origine: Giappone
Nascita: 21 novembre 2004
Dismissione: 2012 (Nintendo DSi XL)
Lunghezza: 14,86 cm
Spessore: 2.87 cm
Altezza: 8.46 cm
Peso:
Schermo: Due schermi entrambi TFT a cristalli liquidi retroilluminati da 3 pollici, .24 mm dot pitch, Schermo inferiore tattile
Alimentazione: batteria al litio da 850 mAh
Durata:
CPU: ARM9E 32 bit a 67 MHz e ARM7TDMI 32 bit a 33 MHz. Il primo è dedicato al rendering delle scene in 3 dimensioni, mentre il secondo per quelle bidimensionali e per la retrocompatibilità con il Game Boy Advance.
Memoria RAM: 4MB + 656KB di VRAM
Memoria interna: 256KB
Risoluzione: 256×192 pixel
Colori: 262144 colori
Sonoro: 16 canali ADPCM\PCM, frequenza di campionamento a 41 kHz con due altoparlanti stereo in grado di riprodurre un suono in Virtual Surround.

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