CD Projekt RED e la (presunta) cultura del crunch

Gli sviluppatori di The Witcher e del venturo Cyberpunk 2077 fanno mea culpa, in parte

Editoriale di Giulia Ghiadistri

CD Projekt RED, la casa di sviluppo polacca cui dobbiamo lo stato dell’arte degli open world a trazione narrativa, ha conosciuto un’ascesa fulminante nel panorama videoludico mondiale. Dal 2008 ad oggi, l’azienda di base a Varsavia ha saputo imporsi come punto di riferimento per i mastodontici giochi single player, ad oggi considerati una specie in estinzione. Da molto tempo, tuttavia, si rincorrono voci sul fatto che un successo tanto fulminante sia dovuto anche ad una cultura lavorativa estremamente “esigente”, per usare un termine edulcorato.

CD Projekt RED “anticipa” Kotaku in materia di crunch: autocritica o marketing?

Lunghe giornate di lavoro, vacanze limitate a determinati periodi dell’anno e straordinari imposti con regolarità farebbero parte della famigerata pratica del “crunch”, di cui tanto si è parlato recentemente in merito a giochi quali Red Dead Redemption 2 ed Anthem. Con una mossa alquanto inaspettata, CD Projekt RED, per bocca del direttore dello studio (nonché game director di Cyberpunk 2077) Adam Badowski, ha contattato Kotaku, il sito americano da cui sono partiti scoop dirompenti in materia di crunch, per fornire una dichiarazione volontaria il cui succo è il seguente: “in passato abbiamo probabilmente abusato del crunch, ma stiamo lavorando per migliorarci sotto questo aspetto” (link alla fonte qui). Discutiamone.

L’uscita di Cyberpunk 2077, su cui saranno annunciate novità sostanziose all’E3 ormai alle porte, sarà indubbiamente un traguardo di importanza capitale per CD Projekt RED. Sull’onda di una reputazione ormai consolidata, questa prima incursione ludica al di fuori del mondo fantasy creato da Sapkowski rappresenta un banco di prova che stabilirà le reali ambizioni dell’azienda polacca.

Cyberpunk 2077 va difeso da tutte le possibili polemiche, inclusa quella preventiva sulla sostenibilità della sua produzione

La dichiarazione fornita a Kotaku sembra dunque una manovra difensiva nemmeno troppo bizzarra: Cyberpunk 2077 va difeso da tutte le possibili polemiche, inclusa quella preventiva sulla sostenibilità della sua produzione. Del resto, per ammissione di Badowski stesso, l’uscita di The Witcher 3 nel 2015 aveva costretto CD Projekt RED a richiedere sforzi sovraumani ai propri dipendenti e, qualora ciò si ripetesse per Cyberpunk 2077, il livello di criticismo sarebbe destinato ad alzarsi perché il profilo dell’azienda è divenuto molto più prestigioso.

CD Projekt RED vuole distinguersi dagli altri studi di sviluppo restii ad ammettere il crunch

Inoltre, il tempismo sembra favorevole per un atteggiamento apparentemente costruttivo come quello mostrato dai vertici di Varsavia; basti pensare alla reazione stizzita di Bioware davanti all’inchiesta, estremamente concreta e fattualmente coerente, sulla lavorazione caotica di Anthem: in quel caso, respingere inequivocabilmente ogni accusa (se così la si può definire) non ha fatto altro che peggiorare la percezione di Bioware da parte degli stessi dipendenti ed anche della base di appassionati e consumatori. Volendo utilizzare tale chiave di lettura dei fatti, CD Projekt RED sembra voler ribadire la propria peculiarità fra gli studi di sviluppo…come se ce ne fosse bisogno!

Un caso più unico che raro

La storia di CD Projekt è genuinamente unica ed interessante: meriterebbe senz’altro un approfondimento a parte. Tuttavia, per gli scopi della nostra analisi, possiamo limitarci ad osservare come una compagnia nata in Polonia e sviluppatasi a seguito del crollo della società socialista, abbia fondato le proprie fortune nel ramo della distribuzione di videogiochi e, solo in un secondo momento, si sia autopromossa sviluppatore in prima persona.

CD Projekt ha iniziato nel ramo della distribuzione nella Polonia del post socialismo

Da ciò emerge che la lettura del mercato videoludico, prima polacco poi mondiale, sia da sempre un punto di forza di CD Projekt, cosi come lo è la collaborazione diretta con i consumatori per lo sviluppo della piattaforma GOG (anche di questo parleremo in separata sede).

La piattaforma GOG fa anch’essa parte di CD Projekt

Tali qualità, innegabilmente radicate nella passione per i giochi stessi (cosa che evidentemente manca in publisher quali EA, come dimostrato dalla débâcle di Anthem), poggiano anche e soprattutto sul saper tastare il polso dei giocatori: gli umori delle comunità di appassionati e gli argomenti del momento sono materia familiare per la dirigenza di CD Projekt. A ciò si aggiunge il fatto che, in questo momento, essere paladini single player o quantomeno essere convinti detrattori delle micro-transazioni attira simpatie da ogni dove.

Accusatio non petita…?

La società moderna non lascia molto spazio ai segreti industriali ed i modus operandi di un’azienda sono spesso spiattellati su siti quali glassdoor.com. Proprio su questa piattaforma è possibile trovare delle recensioni delle condizioni di lavoro in CD Projekt RED da parte degli impiegati: essendo quest’ultimi schermati dall’anonimato, è assolutamente impossibile discernere le testimonianze veritiere da quelle fabbricate ad arte.

Siti come glassdoor ospitano recensioni sulle condizioni di lavoro presso CD Projekt

Chiunque può scrivere su qualcosa. Tuttavia, limitandosi ad analizzare la globalità dei giudizi, emergono dei trend generali: 1) lavorare per CD Projekt RED è formidabile per aprire prospettive lavorative di successo e la qualità dei giochi è eccelsa; 2) le ore di lavoro sono effettivamente lunghe e la progressione all’interno dell’azienda sembra essere legata alla capacità di sostenere un ritmo indiavolato; 3) gli stipendi polacchi sono bassi e ciò penalizza gli impiegati stranieri. Da un punto di vista strettamente fattuale, la prima e la terza affermazione appaiono ineccepibili, mentre la seconda è più complessa da valutare: come è possibile sancire con certezza se gli straordinari siano imposti o solamente richiesti? Non è possibile. È inoltre particolarmente significativo il fatto che, malgrado il successo planetario di The Witcher 3, il quale è stato favorito anche da una nutrita schiera di sviluppatori provenienti da tutto il mondo, gli stipendi siano rimasti molto inferiori a quelli del resto dei paesi europei.

Il costo della manodopera in Polonia è sensibilmente inferiore al resto dell’Europa

Potreste essere tentati di chiedere: perché dobbiamo fare i conti in tasca a CD Projekt Red? La risposta è che la sostenibilità della produzione dei mastodontici giochi della casa polacca potrebbe risiedere in parte nel minor costo della manodopera e ciò, ad onore del vero, porta anche effetti positivi quali il pagamento supplementare degli straordinari (pratica inesistente in molte altre case di sviluppo).

Varsavia

Varsavia

Conclusione

Come realmente vadano interpretate le dichiarazioni di CD Projekt RED a Kotaku solo il tempo potrà dircelo: ad oggi, la linea che separa l’onesta autocritica dalla mossa di marketing è a tutti gli effetti invisibile. Tuttavia, è plausibile prevedere che le pratiche aziendali sistematicamente patologiche siano destinate a venire alla luce: l’attenzione della stampa videoludica sul tema del crunch è sempre maggiore e la discussione destinata a sfociare da questa punta dell’iceberg è quella legata alla sostenibilità economica e commerciale dei titoli AAA. Proprio Cyberpunk 2077 potrebbe darci un’indicazione in tal senso: staremo a vedere.

Ci sono 3 commenti

Avlas14

Ottimo articolo!
Unica nota riguardante la citazione latina e mi scuso anticipatamente se “l’errore” è stato volutamente messo e sono io che non ne ho capito l’intenzione ( che pignolo che sono). La citazione corretta sarebbe:”excusatio non petita accusatio manifesta”.

Ma ripeto articolo ottimo !

    psychomb

    Credo sia decisamente ed ironicamente voluta quella citazione così “invertita” 😅

    gmg215

    L’intenzione era quella di storpiare il detto perche’ non si capisce esattamente se si tratti o meno di una scusa o di un’accusa. Comunque apprezzo molto il feedback e grazie dei complimenti 🙂

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