È stato davvero l’E3 più noioso di sempre?

Cosa ci aspettavamo dall'evento di Los Angeles e cosa realmente è accaduto

Editoriale di Farow

Giunti verso il mese di maggio, la Serie A finisce. Gli ultimi in classifica si azzuffano per ottenere la salvezza mentre gli abitanti dei piani alti possono dormire sonni tranquilli. Quando il distacco con chi li precede è ormai irrecuperabile e gli avversari in coda non fanno più sentire il proprio fiato sul collo, ecco che i calciatori si presentano in campo pigri, svogliati, quasi desiderassero tornare a casa il prima possibile e preparare i bagagli per Ibiza e Formentera. Quello dell’E3 di quest’anno è paragonabile a tale scenario calcistico, detestato da chi vorrebbe le squadre agguerrite fino all’ultimo minuto. La capolista Sony – pur facendosi in qualche modo sentire tramite tramite il web – ha deciso di sedersi comodamente sul divano, preparando i pop-corn da sgranocchiare dinanzi al duellare della concorrenza. In molti si aspettavano uno spettacolo pirotecnico, con Microsoft pronta a rubare la scena con nuove IP e il potenziamento dei suoi stupefacenti servizi. Anche per le cosiddette terze parti c’era una buona dose d’attesa da parte dei giocatori, i quali già sentivano il sapore di nuovi giochi e piacevoli sorprese. Tutto questo in fin dei conti, seppur non come tutti noi avremmo sperato, è accaduto. Perché quindi quella insormontabile sensazione di noia ha soppiantato dopo poco il consueto entusiasmo che ci introduce ogni anno alla kermesse della West Coast? I motivi – a differenza di alcune conferenze – potrebbero non essere così scontati.

Immaginate di andare fuori a cena, in uno di quei ristorantini a conduzione familiare con menù fisso. Cosa pensereste se affianco al nome di ciascuna pietanza fossero già scritti pregi, difetti, sapore, livello della preparazione, se quel piatto sia o meno una ciofeca e il cameriere vi portasse il conto senza aver mangiato? Una situazione surreale, deludente, un po’ come il banner che ha preceduto lo streaming di Electronic Arts, svelando di fatto tutti i giochi di cui si sarebbe parlato, dei quali per giunta solo uno era totalmente nuovo. In maniera simile ma diversa ha fatto Bethesda, trovando però anche il giusto spazio per infilare qualche succulenta novità nella scaletta, come Deathloop e Ghostwire Tokyo. Trattasi quindi di spoiler? No o quantomeno non nella misura di determinati leak che hanno preceduto la fiera. Ormai siamo soliti ricevere piccoli bocconcini, briciole d’anteprima proprio nei primi giorni di giugno e nella suddetta pratica Ubisoft ha avuto modo di dimostrarsi maestra. Permettendo volutamente la fuoriuscita delle informazioni, le aziende contribuiscono all’aumento dell’hype, della curiosità, la medesima che ci spinge poi a sintonizzarci sugli appositi canali durante la seconda settimana di giugno. Non siamo contro questa strategia che oseremmo definire un’habitude ma stavolta il troppo, come si suol dire, ha stroppiato. Troppi rumor che hanno poi trovato conferma, troppi leak: il 90% delle indiscrezioni si sono concretizzate proprio sui palchi di Los Angeles. Va bene fomentare il pubblico con dettagli fumosi, quasi criptici, ma in questo caso si sono davvero annientate le aspettative per probabili colpi di scena, facendoci sentire come quando da bambini controllavamo i doppioni tra le figurine degli amici: “Ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho” e così via. Se avessimo potuto, avremmo stilato una lista di tutti gli annunci già preventivamente svelati, finendo con lo spuntare quasi tutti i nomi. Questa biblica fuga di voci e sneak peek è davvero la figlia di una giusta strategia comunicativa volta ad attizare i bollenti spiriti delle nostre console? Si torna quindi al discorso di “fine campionato”, con una generazione videoludica praticamente al termine e l’attenzione delle aziende nei confronti dei leak sempre più bassa. Tanto è quasi finita, che ce frega, no?

I contenuti aggiuntivi sono carini e coccolosi. Quando il pacchetto è bello ciccione e decidiamo di investire in esso i nostri soldi, acquistare un’espansione è sempre fonte di grande gioia. Dalle avventure extra di Borderlands a quelle due perle di Hearts of Stone e Blood & Wine per The Witcher 3, sappiamo benissimo quanto possano aggiungere i DLC alle già validissime offerte del gioco base. Ebbene l’edizione 2019 dell’E3 ci ha letteralmente inondati di espansioni, manco fosse un gioco di carte collezionabili. Poche gratis, alcune a pagamento, altre con beta anticipata: ci piacciono? Sì. Sono troppe? Decisamente. Se in una conferenza “X”, dalla durata generica di 45/50 minuti, circa i tre quarti dello show sono dedicati alle estensioni di giochi già esistenti, annunciati e stra-pubblicati, allora cari signori abbiamo un problema. Assodata la scarsità di giochi effettivamente nuovi sugli stage third party, non sarebbe stato meglio ritagliare spazi più grandi per i titoli in uscita prossimamente? No, è meglio passare due ore a parlare delle nuove stagioni di Apex Legends, Fallout 76 e Rainbow Six: Siege. Proprio per quanto riguarda lo scarsissimo focus sui prodotti realmente inediti, il prossimo punto della disamina sarà anche quello cruciale.

Qualora lo stato di realizzazione di un prodotto sia ancora in alto mare, si è soliti assistere al suo filmato d’annuncio in computer grafica. Raramente, al termine di questi ultimi, ci vengono fornite informazioni rilevanti circa la sua data di commercializzazione. Durante questo E3 si ha avuto la sensazione che quasi tutti i grandi distributori avessero solo un unico progetto importante da mostrare – Doom Eternal; Watch Dogs: Legion; Star Wars: Jedi Fallen Order – condensando il resto delle conferenze con trailer e annunci sostanzialmente vuoti di contenuto analizzabile. Troppi teaser, pochissime informazioni: il periodo dell’anno videoludico appena vissuto dovrebbe rinfrancare il cuore dei giocatori fornendo loro maggiori dettagli circa i progetti che più stanno loro a cuore. Sfortunatamente quest’anno non è andata così, a causa di assenze eccellenti, omissioni e presenze fugaci volte a occultare ciò che tutti avrebbero voluto vedere (si pensi a Cyberpunk 2077, mostrato per l’ennesima sospettosissima volta a porte chiuse). A poco basta l’entusiasmo suscitato dall’apparizione di Keanu Reeves, poiché la scusa del voler incrementare l’attesa dell’utenza, senza presentare nulla, fatica a reggersi in piedi. La suggestione derivante dall’unione di tutti questi punti è che i veri fuochi d’artificio verranno sparati il prossimo anno, durante il primo vero evento dedicato alla next gen. Va da sè che la pigrizia di fine campionato abbia inciso sul mood generale, regalandoci un’edizione tutt’altro che entusiasmante. Ultima per ordine d’apparizione ma prima per qualità complessiva nella comunicazione, Nintendo ha saputo cogliere l’occasione dettata dall’astinenza speciale di Sony – a differenza dei competitor – imbastendo uno dei migliori Direct degli ultimi tempi. Da Astral Chain a Link’s Awakening, dai DLC per Super Smash Bros. Ultimate a Daemon X Machina: la compagnia nipponica, per quanto giochi uno sport parallelo e differente, ha regalato agli spettatori esattamente ciò desideravano, vale a dire video di gioco e date d’uscita. Escludendo dal discorso il seguito diretto di Breath of The Wild, di praticamente tutti i prodotti è stato visionabile il gameplay effettivo, sia in diretta sia negli stand dello showfloor. Eseguendo quella che da molti è stata definita una mossa “Anti-E3”, Nintendo è riuscita a soddisfare i gusti e le attese del pubblico, il quale non ha faticato nel conferirle l’appellativo di miglior conferenza.

Troppe informazioni, troppi annunci svelati anzitempo, assenze e omissioni, contenuti non mostrati, numerosissimi filmati in CG, predominanza di DLC e nuove stagioni per giochi già ampiamente sul mercato: la magia dell’E3 2019 è stata vittima di un po’ tutti questi fattori combinati. Rappresentabile dal giocare flemmatico dei calciatori sui campi a fine stagione, la scarsa cura riposta nel costruire eventi comunicativi entusiasmanti ha impedito che gli spettatori si emozionassero. Risulta quindi evidente come questa edizione fosse l’ultima interamente incentrata sulla generazione corrente, mentre a quella del prossimo anno andrà l’arduo compito d’introdurci al futuro con tanti nuovi progetti.

Ci sono 6 commenti

akmur

Si, la sensazione è che anche per i giornalisti, andare sia stata una perdita di tempo. Chissà per quanto tempo lo fanno ancora.

Frau87

D’accordo su tutto. Disamina esauriente: in fin dei conti l’hype distorce tutto quello che trova sulla sua strada. L’attesa molto spesso crea un circolo vizioso; più un gioco è atteso, più c’è pressione sullo sviluppatore. Meno viene visto, più sale l’attesa > cresce la pressione > rinvii, crunch time ecc.
Pensando ad un prodotto mastodontico come Cybepunk 2077 ad esempio, che viene mostrato a porte chiuse per il secondo anno (indicativo di CD project cammini “sulle uova”), con le mosse mediatiche messe in campo il livello di hype si è “keanurevezziato”. Grande marketing e grandi preorder, ma già in passato si è visto come questa grande esposizione possa essere un’arma a doppio taglio. Se il gioco dovesse essere anche solo ottimo e non supercalifraggini spichè spiralidoso già me li vedo i commenti. Sviluppotari munitevi precauizionalmente di Maalox.

Lukyno18

Solo Square e Nintendo sono riuscite a farlo diventare un E3 interessante al pubblico.
Poi per gli addetti al lavoro con i provati in fiera è un altro discorso.

VittGO

Alcuni annunci che potevano essere delle bombe sono stati “rovinati” dai leak e dalle voci di corridoio. I giochi di cui si attendeva il gameplay ci sono stati (Jedi, Avengers e FF7). Speravo in qualche reveal dei Platinum (Babylon’s fall) ma purtroppo niente. Avrei tanto sperato anche di (ri)vedere Biomutant, con tanto di data di uscita, ma anche lì tutto tace.
Gasatissimo dall’annuncio di Darksiders, ma perchè personalmente sono un grande fan della serie e di Joe Mad (e degli isometrici!!).
Nintendo alza sempre l’asticella.
Amara considerazione che l’E3 di Elder Scrolls sia stata incentrata su giochi mobile e di carte: da giocatore quasi 40enne vecchia scuola questa virata del mercato e dell’industria la trovo inquietante….

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