Ti senti vecchio? Gioca ad Apex come fanno i giovani!

Guida pratica a come accettare i Battle Royale e sentirsi giovani grazie ad Apex Legend.

Editoriale di Oscar Diliddo

Ho dato diverse opportunità in questi mesi al fenomeno del momento, quello dei Battle Royale.
Essendo io stesso un individuo a metà tra il “vecchio” ed il “certe cose ai miei tempi non esistevano”, ho fatto davvero fatica a farmi piacere questo genere, tanta fatica che, di fatto, Fortnite e soci mi sono stati talmente antipatici che li ho classificati semplicemente come parte di un fenomeno per me inspiegabile.

Sono un trentenne che fatica a giocare a Fortnite, Apex Legend può davvero fare per me?

Con tutto il rispetto del mondo per quelli che ci si divertono, beati loro, non posso proprio esprimermi positivamente sull’esperienza avuta con Fortnite. Sarà colpa dell’età o una semplice questione di gusti, ma l’esperienza mi ha lasciato l’amaro in bocca. Peccato, perché il concetto di base lo trovo davvero simpatico e avrei tanto voluto divertirmi giocandoci.

Sulla base del volermi sentire parte di una comunità che mi accetta, ho accolto con grande gioia l’annuncio di Apex Legend di Respawn Entertiment. Perché, direte voi? Perché volevo capire se avevo davvero un problema col genere dei Battle Royale e che quindi, fallita questa, non gli avrei più dato mezza opportunità, o se il problema era dei giochi fino ad ora provati.
Indovinate un po’? Non ho un problema coi Battle Royale! Anzi, ho scoperto che mi possono pure piacere. E anche tanto! Apex Legend è infatti un gran bel gioco: divertente, dinamico ed adatto a diversi tipi di giocatore. Anche ai vecchi che non sono abituati a giocare online e che si sentono in difetto quando sono costretti a fare squadra con altri giocatori.

Insomma, il concetto è lo stesso di Fortnite: ci si lancia verso un’isola che funge da mappa gigante, si cerca e si recupera in fretta e furia l’equipaggiamento e si cerca di sopravvivere fino ad essere l’ultima squadra in vita. Niente amenità di contorno, niente creazione selvaggia di torri infinite e niente gente che saltella qua e la e che ti spara con un sistema di mira/fuoco fin troppo semplificato come accade in Fortnite.
In Apex è il puro gameplay ad avere la meglio. Le migliori qualità di un FPS classico unite ad un ottimo sistema di movimento, ricerca, fuoco e comunicazione, il tutto mixato nella ormai consolidata formula della battaglia  reale.

Non si parla con gli sconosciuti.

La cosa che più mi ha sorpreso in Apex è la semplicità con la quale si riesce a comunicare coi propri compagni. Essendo sprovvisto di cuffie e microfono e non avendo intenzione di parlare con ragazzini che inveiscono contro i miei genitori, la comunicazione online è sempre stata un problema. Respawn Entertiment ha studiato per Apex un sistema che, oltre ad essere estremamente funzionale, viene incontro a quelli come me (e sono sicuro che siamo in tantissimi nella stessa situazione).
Con la sola pressione di un tasto si possono comunicare ai propri compagni le cose più disparate. Puntando un oggetto e premendo R1 si fa sapere ai colleghi della presenza di tale oggetto, casomai ne avessero bisogno. Mirando e premendo verso un luogo si suggerisce di muoversi verso di esso. Inquadrando un nemico lo si segnala e, tenendo premuto R1, si accede ad una comoda griglia radiale di comunicazione.
Questo sistema permette a tutti di comunicare semplice ed estremamente efficace, rendendo le comunicazioni di gruppo parte integrante dell’esperienza anche per i più timidi e permettono a tutti di percepire un piacevole senso di “squadra”, cosa che non avevo mai provato in altri giochi simili.

Aspettatemi che c’ho il reflusso.

C’è da dire che rimango comunque una mezza chiavica a giocare. Servono riflessi che non ho più, una dinamicità ragguardevole e parecchio allenamento per sfangarla. Però chiunque abbia una minima familiarità col genere FPS non si troverà totalmente smarrito. Dopo qualche partita veramente mediocre ho iniziato a far crescere il conteggio vittime e me la sono cavata discretamente in più di un’occasione, riuscendo a rianimare i compagni caduti e ad organizzarmi come si deve. Questo per dire che, malgrado sia assai probabile che le prime partite le passiate a terra strisciando in attesa che i compagni di squadra vi rianimino (o che rimaniate fuori dal cerchio di gioco, mi è successo pure questo!), la curva di apprendimento è davvero bassa: in men che non si dica ci si ritrova a giocare come si deve e ad essere un membro utile della società.

È davvero tutto gratis? Aspetta che prendo il vassoio grande.

Un altro aspetto che potrebbe invogliarvi a dare una possibilità al gioco, così da sentirvi giovani anche voi, è il fatto che il gioco è totalmente gratuito. Certo, nel gioco si possono comprare gettoni per appiccicare skin alle armi o aggiungere un paio di personaggi giocabili, ma in fin dei conti nessuna delle due cose serve ad una mazza di niente. Sfruttate a peno la formula free-to-play del gioco fino al midollo, fidatevi. Anche perché, salendo di livello, si sbloccano delle casse contenenti le stesse skin, badge e tutte quelle diavolerie che non servono ad altro che a far vedere la lunghezza del proprio pene digitale. Se avete sopra i  trent’anni non sarete di certo tentati in nessun modo, ve lo assicuro.

Bella raga, che si dice? Yo! Yo! Bella Zio!

Se non vi sentite parte della nuova gioventù videoludica e parte del fenomeno mondiale dei Battle Royale, ma volete piacere a vostro figlio, al nipotino, al vicino di casa, al figlio della vostra compagna/o e volete divertirvi senza impegno (e senza spendere un centesimo), giocate ad Apex! Magari qualcuno vi dirà di giocare a Fortnite, non fatelo, accrescerebbe solo il vostro odio verso la nuova generazione.
Scaricatevi Apex, vi sentirete giovani, piacerete ai giovani e vi divertirete davvero un sacco! Ecco, probabilmente non ci giocherete per ore o per mesi, ma qualche ora di divertimento ogni tanto è decisamente garantita. Magari farete comunque schifo come me a giocare, ma non sarà un problema, ci sarà sempre un giovane a rianimarvi e a farvi continuare a giocare.

 

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