Il giocatore tipo: il nonno

Dal passato con furore

Il giocatore tipo di Claudio_Albero

Buongiorno, videogiocatori avidi di conoscenza, e ben ritrovati su un nuovo episodio de “Il giocatore tipo“. Ci abbiamo messo un po’ nella redazione di questo nuovo articolo ma, da bravi osservatori, volevamo che le condizioni fossero adatte, le migliori possibili per trattare il nostro prossimo argomento. L’estate si è oramai conclusa, il caldo ed il mare sono oramai alle spalle: è arrivato l’autunno e, con esso, ricomincia la stagione dei cantieri, luogo ideale per imbatterci nel nostro nuovo giocatore tipo: il nonno.

Nato in epoche oramai dimenticate, anni in cui il nostro medium preferito era ancora ai primordi, questo giocatore ha forgiato la sua essenza nell’era del protovideogame, attraversandone ogni fase, fino a quella attuale.

Tuttavia, come avrete presto modo di scoprire, a differenza delle altre categorie analizzate in precedenza, in questo giocatore alberga un’emozione che, più di tutte le altre, ne governa l’essere…

Nostalgia, nostalgia canaglia…

La vera essenza di un “Nonno”, con il suo scettro del potere tra le mani.

La vera essenza di un “nonno”, con il suo scettro del potere tra le mani.

Ai miei tempi, c’erano solo le sale giochi“, “Quando ero giovane io, i negozi di videogame si contavano sulle dita di una mano“, “Ai bei vecchi tempi, un solo gioco doveva durarti mesi“, “Quando c’era lui (il pixel), i videogiochi erano opere d’arte!“. Se mai doveste imbattervi in un individuo che si trovasse a pronunciare una o più di queste affermazioni, sarete sicuri di esservi imbattuti in un “Nonno”.

Al di là di queste parole, tuttavia, riconoscere un “ottuagenario videoludico” dall’aspetto esterno potrebbe non rivelarsi impresa facile. Come i più insigni antropologi hanno affermato, il Nonno, a differenza dell’hipster, non ha un’estetica o un portamento che lo rendano facilmente identificabile.

Il nome da noi dato a questa categoria di videogiocatore, infatti, potrebbe tratte in inganno i più. Il nostro eroe, infatti, potrebbe avere dai 30 ai 45/50 anni, ma alcuni studiosi affermano di aver visto anche dei nonni di venti anni, capaci di sfidare tutte le leggi del tempo.

Non si tratta, quindi, di una mera questione anagrafica: il nonno è vecchio dentro.

Non è un paese per vecchi

Modernità, vattene via!

Modernità, vattene via!

Se i nostri vecchiacci saranno in grado di mimetizzarsi perfettamente, dando prova di essere dei perfetti Solid Snake ante litteram, l’unico modo per stanarli sarà, per l’appunto, farli parlare.

C’è un’esca perfetta per far cadere un Nonno in trappola: il retro gaming. Come presto vi accorgerete, il nostro giocatore tipo adora trascorrere il suo tempo prevalentemente sulle pietre miliari del passato videoludico, meglio ancora se su console o piattaforme d’epoca (perché no, gli emulatori sono roba da giovani!), ignorando completamente i Fortnite, i Call of Duty, e tutti i blockbuster del momento.

Il Nonno è come una sorta di Capitan America dei videogiochi: preso dal passato e catapultato in una modernità che, ogni singolo giorno, gli ricorda la sua età interiore. Proprio per questa ragione, egli si trova più a suo agio in community popolate unicamente da altri “anziani del videogioco“: dei veri e propri “ospizi social” in cui si parla dei bei tempi andati, in cui Mario non si chiamava ancora Mario, in cui le sale giochi ospitavano cabinati e non delle slot machine mangia soldi, ed in cui si moriva di gotta.

Il videogioco: croce e delizia

Il paradiso di qualsiasi “nonno”.

Il paradiso di qualsiasi “nonno”.

Volendo tirare le somme, il nostro nonno è un nostalgico, una testa dura, un malmostoso, un feroce critico della modernità, capace di caricare a testa bassa tutte le mode… ma ha anche dei difetti! Il giocatore tipo in questione si sente uno straniero in una terra ancora più strana, che non capisce, che non comprende, ma a cui rifiuta di conformarsi.

Ciò fa di lui la quintessenza dello stoicismo videoludico: il Nonno non ha chiesto di essere messo al mondo, ma la sua passione bruciante per il videogioco che fu lo spinge a dar un senso alla sua esistenza, ben sapendo che potrebbe non trovarlo affatto.

Egli rompe l’anima (e non solo) ai giovani virgulti del videogame, ricordando che, come Jon Snow, non sanno nulla, loro che non hanno provato la frustrazione di scoprire che la principessa è in un altro castello; loro che non hanno mai varcato le soglie di una sala giochi, cercando di battere i record di giocatori senza nome, identificati da sole tre lettere; loro che, abituati all’online, non hanno mai provato l’essenza della co-op locale, a casa dell’amico di sempre; loro che sono nati nell’epoca in cui il videogame è cool, e non hanno mai dovuto subire offese ed oltraggi a causa del loro amore videoludico.

Il nonno non si piegherà mai al concetto di gioco come servizio, ai vari abbonamenti, non lo vedrete mai sbrodolare per i franchise più in voga, ma di una cosa potete star certi: il suo è un amore sincero. Il nostro eroe è la memoria storica del videogioco, il vetero del pixel, il veterano dei cabinati, il nonno è l’eroe che il gamer moderno si merita, e che invocherà nel momento di maggiore bisogno… forse…

Ode a te, ordunque, caro nonno, che la tua nostalgia non riesca mai a cancellare la tua incrollabile fede nel nostro medium preferito.

Ci sono 4 commenti

Jagiox

Ok lo confesso, un po’ nonno lo sono…🤣😅

Moriet_Riberick

Non nego che questa tipologia di giocatore in parte aderisce piuttosto bene alla mia persona. Partendo dal mattone dell’età, fino al sospirare ricordando le bellissime e coloratissime sale giochi che frequentavo da fanciullo. Senza nascondere la cattiveria con cui i compagni più popolari ti rendevano lo zimbello del circo per le tue passioni così diverse dalle loro. Ma fortunatamente tutto lì scema…
Non mi sono arenato nei ricordi, ma evoluto in ciò che sono ora, una persona che ama la modernità e riesce ancora ad entusiasmarsi per tutte le incredibili novità che permeano il settore e la tecnologia, quindi diciamo “Nonno” fino ad un certo punto. ✌️😜

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