Storia e peculiarità della piattaforma digitale GOG

Parliamo di una parte fondamentale del business di CD Projekt

Speciale di Giulia Ghiadistri

Notizia recente vuole che la piattaforma digitale GOG voglia lanciare uno store unificato, ossia un software capace di contrastare la frammentazione degli store PC attualmente in corso. Cogliamo al balzo quest’occasione per approfondire cosa sia e, soprattutto, chi c’è dietro a questo inusuale concorrente di Steam e compagnia.

Contesto

CD Projekt è la celeberrima software house dietro le avventure di Geralt di Rivia. Negli ultimi dieci anni, la saga di The Witcher si è evoluta fino a produrre quello che è considerato (a ragione) uno dei migliori RPG open world di sempre, ovvero Wild Hunt. In molti, io per prima, si sono chiesti chi fossero i responsabili di una produzione tanto titanica e ambiziosa, quanto costosa in termini di risorse. Pur essendo giochi mediamente grandi, i primi due capitoli della saga, The Witcher 1 e The Witcher 2: Assassins of Kings, erano di diverse scale di grandezza inferiori rispetto al loro successore: segno evidente che CD Projekt coltivasse il desiderio di crescere come sviluppatore.

CD Projekt ha iniziato nel campo della distribuzione, per passare poi allo sviluppo

Come è ben noto, tuttavia, grandi ambizioni devono essere sostanziate da grandi risorse e, nel caso di CD Projekt RED (CDR), ovvero la divisione sviluppo videogiochi di CD Projekt (CDP), queste provengono essenzialmente da due fonti. La prima è il mercato: in quanto società quotata in borsa, CDP ha attratto investimenti importanti. La seconda è Good Old Games (GOG): questa piattaforma di distribuzione digitale fa anch’essa parte di CDP ed è stata fondata dalle medesime persone, ovvero Marcin Iwiński e Michał Kiciński. Per lungo tempo, la distribuzione è stata il cuore del business di CDP ed ha permesso il lancio di CDR: ancora oggi garantisce un flusso di cassa non indifferente ed è gestita in maniera molto originale se comparata ad altri store digitali. Proprio di questo discuteremo qui sotto.

Origini

Il mercato dei videogiochi in Polonia si è sviluppato con considerevole ritardo rispetto al resto d’Europa e del mondo. Fino alla caduta del Muro di Berlino, la società socialista non contemplava questo passatempo tipicamente occidentale. Successivamente, iniziato il processo di internazionalizzazione del paese, erano pochissime le persone che si potevano permettere un PC o, ancor meno, una console.

In Polonia non esisteva una legge di copyright

I giochi stessi, intesi come i prodotti originali, erano ancor più rari: sia per una ragione economica, sia perché non esisteva una legge di copyright. Le copie piratate erano dunque la normalità: esistevano piazze di scambio in cui gli appassionati andavano a rifornirsi ed è proprio in questo contesto che i futuri fondatori di CD Projekt RED hanno iniziato a farsi le ossa nel campo della distribuzione. Inizialmente Iwiński instaurò rapporti commerciali internazionali per introdurre in Polonia giochi che non erano ancora disponibili. Successivamente, intuì l’importanza della localizzazione, ovvero di tradurre in polacco interi giochi fino ad allora disponibili solo in altre lingue.

La localizzazione in polacco aggiungeva valore alle copie originale rispetto a quelle pirata

Un grande balzo in avanti negli affari venne quando la neonata CDP venne incaricata da Interplay della localizzazione di Baldur’s Gate. In questa occasione si originò il cardine della filosofia che sarebbe poi stata applicata proprio alla piattaforma GOG: se si vende un prodotto di valore ed a cui le persone tengono, quest’ultime non ricorreranno alla pirateria per avere una versione inferiore dello stesso. CDP produsse delle collector’s edition del classico Bioware che, oltre ad avere un eccellente doppiaggio in polacco, includeva alcuni gadget quali ad esempio una mappa del gioco. Nemmeno a dirlo, fu un successo.

FCK DRM

GOG è l’unica piattaforma digitale che fornisce i giochi DRM-free: acquistando un prodotto si ha accesso diretto ai file sorgente che permettono un’istallazione diretta sul proprio computer, senza necessità dell’utilizzo di un client. Questa filosofia, diametralmente opposta a quella di tutti i concorrenti, è radicata in quanto detto poc’anzi: GOG offre un servizio prezioso, ovvero permette di giocare a grandi classici del passato utilizzando macchine moderne.

Il valore aggiunto offerto da GOG é la compatibilità

Grazie infatti ad un lavoro (nella maggior parte dei casi) certosino, giochi molto antichi sono recuperati dall’oblio cui erano condannati da sistemi operativi non più esistenti. In cambio di un simile servizio, GOG ritiene che i consumatori accettino di buon grado di pagare per una copia lecita, anziché rovistare in loschi siti, del tipo Abandoware. A questo si aggiungono le scannerizzazioni di tutti i manuali ed i gadget inclusi nelle confezioni originali di un tempo che, spesso e volentieri, fungevano essi stessi da DRM: si ricordino, ad esempio, le vecchie avventure Sierra in cui le risposte agli enigmi erano celate proprio nei manuali di istruzioni. Si può grossolanamente affermare che una metà del lavoro svolto presso GOG sia la revisione di vecchi codici al fine di adattarli ai sistemi moderni: spesso ciò comporta la riscrittura di intere parti del gioco e, al fine di ottimizzare il risultato, l’azienda polacca è solita instaurare delle collaborazioni con le comunità di appassionati che da sempre sono intente a mantenere viva l’eredità dei loro giochi preferiti. Qual è dunque l’altra metà del lavoro di GOG?

Chi ha il diritto?

Non è insolito che le case di sviluppo, autrici dei grandi giochi del passato, falliscano o vengano acquisite da entità più grandi. Alle volte, la situazione è talmente complicata dal punto di vista legale che diviene arduo persino stabilire chi al giorno d’oggi possegga i diritti di un determinato titolo. Oppure tali diritti possono essere frazionati fra molteplici società che non hanno alcun rapporto.

Ad oggi, sono ancora pochi i titoli che accettano di essere trattati dallo store GOG fin dal day-one

Al fine di procedere alla distribuzione, GOG deve occuparsi di tracciare i detentori dei diritti d’autore e di stipulare con essi un accordo commerciale. Alla difficoltà storica che consiste nel risalire la corrente del tempo fino alla sorgente, si aggiunge spesso quella prettamente economica, ovvero far accettare l’immissione sul mercato di prodotti privi di alcun meccanismo anti-piratazione. È per questo motivo che, ad oggi, sono ancora pochi i titoli che accettano di essere trattati dallo store GOG fin dal day-one. Se e quando questa tendenza sia destinata ad essere invertita lo sapremo nel vicino futuro, anche perché il mercato PC sembra particolarmente tumultuoso a causa della proliferazione di store legati a grandi publisher. In questo contesto, GOG si è ritagliata una fetta di mercato troppo grande per essere classificata solo come la nicchia dei nostalgici: staremo a vedere se crescerà.

Le principali fonti per questo approfondimento sono gli interessantissimi ed eccelsi video-documentari di Noclip, che potete guardare qui e qui.

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