Quando il videogioco è utile per imparare le lingue straniere

In USA gli studenti imparano l'italiano grazie ad Ezio Auditore

Videogiochi e Salute di Francesco Margheriti

Il videogioco fa parte della nostra cultura, ormai è un fatto assodato e c’è poco da fare per chi pensa che sia ancora un “regalo” del demonio.

C’è chi ci passa del tempo libero per staccare dai problemi quotidiani, c’è chi ci gioca per, allo stesso tempo, sentirsi tramite chat vocale con un amico lontano, c’è chi lo fa per passare una serata diversa, magari con la/il propria/o compagna/o.

Però c’è anche chi usa questo mezzo per fini didattici. In questa rubrica, nei precedenti articoli, abbiamo visto insieme quante possibilità offrano i videogiochi in termini di salute, di medicina, di scienza… oggi vediamo come, avendo un’idea e sapendo usare ciò che si ha a disposizione, il videogioco possa essere usato per insegnare usi, costumi e lingue straniere a dei ragazzi.

Gateway looking at DuBourg Hall at Grand.

All’università di Saint Luis, Missouri, un professore ha avuto l’illuminazione di usare un videogioco molto conosciuto, Assassin’s Creed 2, per insegnare ai propri studenti la lingua italiana e la sua cultura.

Questo professore è Simone Bregni. Appassionato di videogiochi e avventure testuali sin da tenera età, è stato anche corrispondente per il settore videoludico della carta stampata fino, poi, a diventare professore associato di lingue.

La sua idea ha trovato fondamento sin dal 1997, partendo dal presupposto che insegnare in maniera interattiva sia più semplice che farlo in maniera classica, rendendo l’apprendimento anche più veloce. Quindi, se si vuole insegnare l’italiano, la cultura e gli usi dell’Italia rinascimentale, quale gioco se non quello con protagonista il giovane Ezio Auditore?

In realtà, oltre ad AC2, per insegnare l’italiano e tutte la sua grammatica, ha utilizzato, variando, anche altri giochi, come i vari Final Fantasy, Trivial Pursuit, Chi vuole essere Milionario?, Heavy Rain e Rise of the Tomb Raider, alternando fasi di gioco vero e proprio, dove lo studente deve capire velocemente quello che gli viene chiesto a schermo e risolvere il problema attraverso l’azione di gioco, a fasi in cui deve capire una seria di dialoghi ed interagire in maniera appropriata, magari discutendone e riflettendo nella lingua in studio.

Nel mio corso di letteratura rinascimentale italiana, gli studenti possono esplorare Firenze mentre fioriva sotto i Medici; i miei studenti, così facendo, prendono parte alla vita quotidiana di un ragazzo di venti anni di quell’epoca, girovagando in una ricostruzione storica e culturale della Firenze del 1476”.

Il prof. Bregni utilizza i giochi per rafforzare il vocabolario e la grammatica italiana, per introdurre dati culturali ed insegnare agli studenti come risolvere problemi, in italiano. Stimola la risoluzione di problemi richiesti dal gioco, preparando compiti per casa, da fare in simultanea alla sessione di gioco, portando poi i ragazzi all’ IAC, cioè un processo che lui chiama “Identify, Acquire, Create”, un tavolo di discussione che avviene dopo lo svolgimento di sessioni di gioco e compiti che si conclude con una “riunione” in cui si deve raccontare il tutto in lingua italiana.

Tutto questo però è stato poi valutato in maniera quanto più scientifica possibile, come piace a me… E’ stato selezionato un gruppo di studenti, denominato “Classe di italianoi ntensivo per giocatori” ed è stato valutato quanto, veramente, questo tipo di sistema può incidere sull’apprendimento, rispetto, magari, ad un approccio più classico.

La differenza è stata che il gruppo “intensivo”, rispetto a quello di controllo “classico”, ha fatto progressi pari a due semestri di lezione, ma in un solo semestre. In poche parole, il gruppo che usava il sistema con i videogiochi apprendeva in maniera molto più rapida. Tra l’altro, prima di stare subito dire che non bisogna videogiocare tanto per non rubare minuti allo studio, le sessioni di gioco erano di massimo venti minuti al giorno.

Sono fermamente convinto che l’apprendimento debba essere divertente; il fatto che sia divertente non toglie serietà, è solo più efficace”.

Dopo questo primo esperimento, il Reinert Center e il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture hanno messo in piedi varie classi con la possibilità di giocare più giochi in lingue diverse, in maniera da integrare questo nuovo approccio a quello classico.

Tra l’altro, dopo aver messo in piedi piccole classi anche in Europa con la stessa metodologia, Simone Bregni è stato insignito del premio James H. Korn Scholarship of Teaching and Learning Award.

Ci sono 3 commenti

Kaen

Complimenti per l’articolo, questo professore è troppo forte. E ne approfitto per raccontare un aneddoto:
2004, scuola superiore di ragioneria, laboratorio, lezione di dattilografia.
Avvio Super Mario Bros. fregandomene altamente della lezione, abbandono la postazione per aiutare un amico dimenticandomi il gioco avviato in full screen, al mio ritorno c’è la mia professoressa che guarda il mio schermo e io subito e lei

Saluti XD

CastroStark

Davvero interessante ciò che fa il Prof. Bregni! Idee fuori dal comune! ottimo articolo!

Giovanni90

Bell’articolo!
comunque sono d’accordissimo con il professore sul fatto che l’apprendimento da piu risultati se è divertente, e quindi più efficace rispetto al classico.
w il nuovo metodo😃👍

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