Spider-Man: Far From Home – Passaggio di testimone

Abbiamo visto in anteprima il nuovo film con protagonista Peter Parker in arrivo in Italia il 10 luglio, e ne siamo rimasti a dir poco entusiasti. Siamo quindi pronti a parlarvene nella nostra recensione!

Cinema & Serie TV di Simone Di Gregorio

Spider-Man: Far From Home arriva in un momento particolare. A cavallo tra l’apogeo di Avengers: Endgame e l’inizio di una nuova fase per il popolare Marvel Cinematic Universe, la nuova pellicola sull’arrampicamuri – di nuovo diretta dal Jon Watts di Homecoming – si prende in scioltezza la responsabilità di mettere definitivamente un punto sugli eventi della Infinity Saga e sulle conseguenze dei suoi atti finali. Quello che tuttavia non potevamo aspettarci, al netto di una completa fiducia in Marvel Studios e Kevin Feige, è che non solo Far From Home adempie in pieno ai suoi doveri, ma addirittura perfeziona con grande ingegno quella commistione tra commedia e dramma che tanto è stata abbracciata negli ultimi anni dalle produzioni Marvel. 

Da una parte dunque consapevole della gravità degli eventi della resa dei conti con Thanos, dall’altra coraggiosamente rinvigorito dall’ottica spensierata di un eroe adolescente, il secondo capitolo delle avventure di Peter Parker vive di una dicotomia sviluppata attraverso un ritmo esaltato e soluzioni di stile in toto sorprendenti. Il miglior film su Spider-Man? Improbabile, visto anche il capolavoro d’animazione rappresentato da Un nuovo universo. Uno dei frutti più pregiati dell’universo cinematografico Marvel? Senza ombra di dubbio. Se siete a questo punto curiosi, non vi resta che continuare nella lettura della nostra recensione. Prima di iniziare, vi ricordiamo che Spider-Man: Far From Home arriverà nelle sale italiane da mercoledì 10 luglio. Pronti ad andare in gita in Europa? 

Spider-Man: Far From Home prende il via esattamente da dove Endgame aveva terminato il suo percorso, chiarendo alcuni dettagli sulla catastrofe causata dal Guanto dell’Infinito – ora denominata blip –  e sulla sua risoluzione. A cinque anni dall’evento, tutti coloro che sono scomparsi a seguito dello schiocco hanno infatti mantenuto l’età di partenza, laddove invece i sopravvissuti sono invecchiati proseguendo il normale corso della loro vita. Questo secondo episodio vede quindi un Peter ancora innamorato di Michelle e di nuovo affiancato dal simpatico Ned, deciso per una volta a lasciarsi il costume alle spalle nell’intenzione forse ingenua di godersi una normale escursione da liceale. Il viaggio in Europa – che toccherà Venezia, Praga, Berlino e Londra – non va ovviamente come previsto e il giovane arrampicamuri si trova presto inglobato nello scontro tra terribili mostri elementali e un curioso nuovo eroe, Mysterio (il Quentin Beck dell’istrionico Jack Gyllenhaal). 

Ancora sconvolto dalla morte di Tony, Peter finisce per mettere in moto un corso di eventi che toccherà e perfezionerà le corde della sua caratterizzazione, godendo tanto della vivacità del personaggio, quanto della sua fragilità di fronte a criticità sempre maggiori con cui occorre infine scendere a patti. A fronte della dipartita della figura paterna, le illusioni di un ragazzo devono quindi iniziare a prendere la forma delle sicurezze di un adulto, nell’accettazione del severo passaggio di testimone tra icone passate e future. Il ruolo di Mysterio, sfaccettato e ben gestito all’interno di un concept in fin dei conti non banale, corre parallelo all’evoluzione del ragazzo, costituendone l’elemento necessario per il suo definitivo svolgimento. Proprio il Mysterio di Gyllenhaal colpisce infatti sotto molteplici piani e a lui si deve per di più la sequenza a mani basse artisticamente più ispirata del film, avviluppata com’è in uno stupendo intreccio di stile e prospettiva. 

La netta antitesi tra il ruolo di Peter come Spider-Man e la sua gita scolastica rappresenta di per sé un elemento quantomeno allegro e divertente

Non solo tuttavia introspezione drammatica e personaggi stratificati nelle loro molteplici sorprese, Spider-Man: Far From Home è soprattutto commedia, compiaciuta nella leggerezza di situazioni comiche mai fuori luogo e costantemente esilaranti. La netta antitesi tra il ruolo di Peter come Spider-Man e la sua gita scolastica rappresenta di per sé un elemento quantomeno allegro e divertente, ma una scrittura incrollabile riesce nell’impresa di scandire inesorabilmente due ore in gran parte permeate da risate e vero intrattenimento, una parentesi di aria fresca e genuina che fa da apprezzato anticlimax rispetto al binomio di Infinity War ed Endgame. Autocitazionismo e metacinema, critica sociale piuttosto esplicita, cliché efficaci e diversi caratteri comic relief confluiscono tutti in una formula che funziona senza alcun tipo di incertezza o inciampo, stagliandosi diversi livelli sopra all’esperienza complessiva rappresentata dall’apripista Homecoming. 

Sotto questa lente, Far From Home è una pellicola che tiene conto non solo dell’universo narrativo di riferimento, ma lancia anche un concreto sguardo verso il retaggio cinematografico e cartaceo del personaggio, portando su schermo miriade di riferimenti – fino addirittura alla trilogia di Raimi – che faranno certamente impazzire i fan più attempati. Proprio in questo compiacimento della sua stessa natura (perfetto, ribadiamo, su ogni piano), Spider-Man: Far From Home evita coscientemente di affogare nel tentativo di tracciare nuove direzioni per il Marvel Cinematic Universe, preferendo invece costruirsi come una parzialmente disimpegnata storia di formazione tutta incentrata sul Peter Parker di Tom Holland, che qui ribadisce – come se ce ne fosse bisogno – quanto sia effettivamente nato per questo singolo ruolo. Importanti per il futuro dell’universo Marvel appaiono all’opposto le due detonanti scene post-credits, le quali siamo sicuri lasceranno molto sorpresa buona parte degli spettatori. 

In definitiva, Spider-Man: Far From Home è la perfetta evoluzione della timida formula di Homecoming. Sintesi tra commedia ed introspezione drammatica, la seconda pellicola sull’arrampicamuri del Marvel Cinematic Universe intrattiene e diverte, prendendo coscienza dell’eredità di Avengers: Endgame e costituendone la perfetta costruzione anticlimatica. Intelligente e sorprendente l’utilizzo di Mysterio, specie in parallelo al percorso di crescita dell’adolescente Peter Parker, ora proiettato verso il lungo e travagliato percorso con destinazione l’età adulta. Pensandoci e ripensandoci, troviamo davvero difficoltà ad evidenziare difetti rilevanti nel lungometraggio di Jon Watts, che – seppur con i dovuti discrimine – compete a pieno titolo con lo Spider-Man 2 di Raimi come migliore rappresentazione live action del personaggio. 

Ci sono 1 commenti

COLDSEASONS

C’è poco da dire, promette spettacolo. Andrò a vederlo venerdì!

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