La recensione di Shadow of the Tomb Raider

La valutazione definitiva sulla terza avventura "moderna" di Lara Croft

Recensione di Massimo Reina

C’è stato un momento in cui il franchise di Tomb Raider sembrava essere giunto al capolinea, logorato dal passare degli anni e dallo sfruttamento intensivo di certe meccaniche e della sua protagonista.
Lara Croft non era più il fenomeno globale degli anni ’90, e la serie era ormai troppo ferma su sé stessa.

Poi è finita tra le mani di Crystal Dynamics, e per fortuna il suo destino è cambiato. Con il reboot del nel 2013, la software house è riuscita infatti nel difficile compito di riportare in vita il marchio, puntando tutto sulla caratterizzazione di una nuova Lara, più reale e diversissima dal personaggio stereotipato di un tempo tutta seno e salti spettacolari, e su una giocabilità varia e ben stratificata.

Nel corso di quella che è una trilogia, Lara è passata dall’essere una giovane e inesperta archeologa che naufragava su un’isola misteriosa e inospitale dove imparava a sopravvivere, a una donna sempre più sicura e consapevole di sé. Una crescita graduale di cui i giocatori sono stati partecipi e che oggi chiude il suo arco evolutivo e narrativo con un ultimo atto che ci riporta alla cacciatrice di tombe che tutti conosciamo dal 1996.

Tema centrale della storia di questo Shadow of the Tomb Raider è la redenzione, tra i resti di antiche civiltà peruviane, profezie, fitte giungle ed errori di valutazione non privi di conseguenze drammatiche per la protagonista e chi le sta vicino.
Una trama che a dire il vero non ci ha convinto molto, abbastanza lineare, priva di mordente e piena di cliché, seppur funzionale all’ambientazione.

Per quanto riguarda la giocabilità, ruota come sempre sul personaggio di Lara, sulla sua caratterizzazione e trasformazione in un’avventuriera sempre più agguerrita, seppur non esente da difetti, fatta vivere in prima persona al giocatore. Come i precedenti capitoli sviluppati da Crystal Dynamics, impegnati col nuovo titolo sugli Avengers, anche questo curato da Eidos Montreal non si propone di stravolgere l’impianto ludico dei predecessori, e neanche di modificarlo in maniera rilevante. Semmai tenta di migliorarlo.

Il giocatore ritrova quindi delle meccaniche conosciute, arricchite però da una serie di rifiniture che non si limitano solo a un mero cambio di risoluzione. E quanto appena descritto appare evidente fin dalle prime battute del gioco.
In tal senso Shadow of the Tomb Raider ci ha lasciato sensazioni strane, a metà tra deja vu eccessivo e coinvolgimento. Se volessimo fare un parallelo questo capitolo ricorda la realizzazione di Uncharted 3, anche per la volontà da parte degli sviluppatori di approfondire il passato della protagonista principale, permettendo di viverlo in prima persona, fino a scoprire risvolti e motivazioni della trama.

Nel caso del titolo Eidos le dinamiche ripetute di caccia, esplorazione, sopravvivenza e raccolta delle risorse aumentano il già citato deja vu iniziale, quello di trovarsi dinnanzi ad un titolo fondamentalmente identico in una nuova ambientazione e collegato dal punto di vista narrativo. Il tutto avviene in maniera progressiva, alternando sequenze di combattimento, esplorazione libera, arrampicate dinamiche e discese in corda che esaltano il concetto di verticalità dell’ottimo level design, in grado di intervallare efficacemente ambientazioni all’aperto e al chiuso.

La crescita di una Lara sempre più desiderosa di conoscere la verità, un ritmo più serrato e una città presente davvero affascinante come dimensioni, struttura e attività – di cui non vi raccontiamo perché mega spoiler – rappresentano i maggiori punti di forza, per un approccio da squadra che vince non si cambia.

L’esperienza accumulata dalla protagonista permette come sempre di ottenere punti abilità da impiegare in uno dei tre rami presenti, ovverosia Guerriera, Esploratrice e Saccheggiatrice; abbiamo poi i monoliti da decifrare e linguaggi da imparare, forzieri e oggetti da raccogliere anche nelle profondità marine.
E poi archi e pistole di vario genere, gadget che permettono di raggiungere porzioni di mappa altrimenti inaccessibili, il viaggio rapido e i completi di Lara, più vari in numero e in grado di portare in dono abilità aggiuntive.

Per quanto riguarda le dinamiche stealth e di combattimento, adesso è possibile ricoprirsi di fango per ridurre la possibilità di essere scoperti dai nemici, oppure camuffarsi in verticale sui muri ricoperti da piante, novità che aumentano le soluzioni offensive a disposizione.

Una raccomandazione fondamentale: giocatelo perlomeno al livello difficile, riducendo gli aiuti offerti dalla percezione di Lara. Il tasso di sfida se vogliamo è ancora più basso in questo terzo capitolo, vuoi anche per le dinamiche oramai assodate, vuoi per l’intelligenza artificiale standard, vuoi per i troppi aiuti derivati dalla pressione dell’analogico destro. Siccome c’è tanta personalizzazione in tal senso, disattivare la rigenerazione dell’energia in combattimento e la percezione anche a distanza dei nemici aumenta il tasso di immedesimazione e il coinvolgimento, rendendo giustizia ad un sistema di controllo e combattimento che solo così diventa appagante.

Al di là della trama principale sono le nove cripte e soprattutto le tombe della sfida, che richiamano quelle antiche del precedente capitolo, a fare la parte del leone. Tutte offrono una varietà a tratti ingegnosa, che richiede di studiare un minimo l’ambientazione ed offre in generale un gameplay che rende giustizia alla produzione.

Graficamente sono stati fatti passi avanti rispetto al motore precedente a cavallo tra le due generazioni.

I momenti più impressionanti si hanno quando il sistema di illuminazione – supportato tra le altre cose da HDR – contribuisce a restituire un’immagine morbida, d’atmosfera e con grande rendering delle superfici, regalando scorci soprattutto notturni e negli interni di gran pregio, anche se il motore grafico fa più fatica nella pulizia generale e soprattutto nella fluidità. Come detto abbiamo provato la versione del gioco su Xbox One S, e in questi frangenti il frame rate raramente è ancorato ai trenta fotogrammi per secondo, con microscatti ben avvertibili anche quando si muove la telecamera.

Il gioco è completamente doppiato in italiano con una discreta resa complessiva anche per volti e recitazione. Carina la possibilità di ascoltare le persone dei vari villaggi nella loro lingua originale con i sottotitoli. Lara però continuerà a parlare e rispondere in italiano, “rovinando” in toto lo scopo di questa opzione. Molto bella e d’atmosfera invece la colonna sonora curata dal compositore Brian D’Oliveira, che abbiamo sentito all’opera in Resident Evil 7: biohazard, che presenta tra gli altri brani strumentali ispirati ad antiche melodie precolombiane.

INFO UTILI

Abbiamo giocato Shadow of the Tomb Raider su Xbox One S completandolo una volta.

Durata
  • Il titolo ha una durata media di circa tredici, diciotto ore a seconda del livello di difficoltà scelto, dell’abilità del giocatore e della volontà di finire tutto al 100%.
Struttura
  • Diversi livelli di difficoltà selezionabili da subito.
  • Due modalità visive: risoluzione, con supporto 4K (nativo o checkerboard ) a 30 FPS e HDR, e performance, con 1080p, HDR e 60 FPS. Entrambe su Xbox One X e PlayStation 4 Pro.
  • Italiano nei testi e sottotitoli, doppiaggio in lingua italiana.
Collezionabili e Extra
  • Diari, manufatti e collezionabili di varia natura da raccogliere.
  • Missioni secondarie per ottenere potenziamenti extra.
  • Tombe della Sfida.
  • Obiettivi Xbox One e Steam, Trofei PlayStation 4
Scheda Gioco
  • Nome gioco: Shadow of the Tomb Raider
  • Data d uscita: 14 settembre 2018
  • Piattaforme: PC, PlayStation 4, Xbox One
  • Lingua doppiaggio: Italiano
  • Lingua testi: Italiano

Shadow of the Tomb Raider chiude la trilogia iniziata da Crystal Dynamics nel 2013, ma non lo fa col “botto”, con quello stile, quella “potenza” che molti fan si aspettavano. Intendiamoci, il gioco nell’insieme è bello, e struttura e meccaniche sono a grandi linee quelle dei capitoli precedenti, dunque capaci di offrire  un’esperienza di gioco divertente e appagante. Ma forse proprio in questo suo essere “uguale” ai capitoli che lo hanno preceduto, scenari a parte, sta anche il suo limite: senza spunti particolari, idee, novità. Proprio per questo, e per i problemi legati alla mancanza di fluidità in certi frangenti, lo riteniamo valido ma un gradino sotto ai precedenti.

Recensione a cura di: Antonio Fucito e Massimo Reina

Grafica

Qualche problema a mantenere stabile il frame rate ai trenta fotogrammi per secondo a 4K e con HDR attivato, con microscatti avvertibili anche muovendo la telecamera. Belli gli scenari, carichi di atmosfera e con scorci assolutamente riusciti.

85
COLONNA SONORA E DOPPIAGGIO

Buon doppiaggio in italiano, i brani della colonna sono di ottima fattura e d’atmosfera, con brani strumentali ispirati ad antiche melodie precolombiane.

85
GAMEPLAY

Livello di sfida tarato verso il basso, anche se regolabile per renderlo più difficile; controlli col joypad responsivi, buon level design, tante attività da svolgere, soprattutto nelle tombe della sfida.

88

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