La storia del Nintendo Game Boy

Festeggiamo il trentesimo anniversario del mattoncino grigio!

Retrogaming di Riccardo Amalfitano

Nel mondo dei videogiochi, ci sono successi, ci sono trionfi, e poi c’è il Game Boy. La console 8-bit portatile di casa Nintendo è il Rocky Marciano dei videogame; un paragone non casuale in quanto il mattoncino grigio, ha dominato costantemente per tutto il suo ciclo di vita, ritirandosi praticamente imbattuto dalla concorrenza. Il sistema, ha letteralmente demolito gli avversari e sebbene la forma, le funzionalità e la giocabilità fossero un tantino grezze, ha aperto la strada per le generazioni future di sistemi portatili e non solo.

In occasione del recente trentesimo anniversario, abbiamo deciso di ripercorre la storia di successo del Game Boy!

Siete pronti? Cominciamo…

La prima console portatile mai lanciata sul mercato è stata il Microvision. Una console semplice con cartucce intercambiabili. Molti potrebbero pensare che il buon Gunpei Yokoi (la vera mente dietro al Game Boy) sia stato ispirato proprio da questa console ma non è affatto così. Ad ispirarlo, è stata un’osservazione quotidiana. Yokoi si stava recando in treno a lavorare, quando vide un uomo d’affari che cercava di divertirsi con una piccola calcolatrice tascabile LCD. Gli venne in mente che poteva esserci un modo per fare qualcosa di molto più divertente con la stessa tecnologia e qualche piccola aggiunta. Ciò decretò la nascita del Game & Watch.

Sebbene le prestazioni fossero davvero esigue i titoli del G&W giravano davvero bene ed erano divertenti da giocare. Inoltre risultavano essere piccoli e leggeri, ben lontani dai giochi LED ingombranti e irregolari commercializzati da altre compagnie di giocattoli. I 59 titoli del Game & Watch riuscirono a vendere nel complesso circa 40 milioni di unità, surclassando qualsiasi altro gioco portatile fino ad allora. I giochi successivi sono stati i pionieri del d-pad, che ha cambiato il modo di giocare, così come il layout a doppio schermo. Alla fine, l’incredibile successo internazionale di Nintendo con il NES avrebbe eclissato tutto il resto, ma anche dopo il successo con Metroid e Kid Icarus, Gunpei Yokoi ha continuato ad avere un debole per i giochi in mobilità, e sapeva che il successo poteva essere ancora maggiore e si sarebbe chiamato Game Boy!

“Lateral Thinking with Withered Technology”

Il Game Boy  è  arrivato sugli scaffali in Giappone il 21 aprile 1989, vendendo ben 300.000 unità in sole due settimane, per poi approdare in Nord America, tre mesi dopo e infine in Europa, quasi un anno dopo, esattamente il 28 settembre del 1990. È stata progettata dallo stesso team che ha sviluppato il Game & Watch e diversi titoli del Nintendo Entertainment System: il Nintendo Research & Development 1, Satoru Okada e Gunpei Yokoi.

Seconda console di gioco portatile di Nintendo, il Game Boy combina le funzionalità del sistema casalingo NES e l’hardware portatile del già citato Game & Watch. La console è dotata di uno schermo a matrice verde opaco con quadrante a contrasto regolabile, cinque pulsanti di controllo (un pad direzionale, due pulsanti di gioco e i classici start e select), uno speaker con volume regolabile attraverso l’apposita manopola posta sul lato destro e, come i suoi concorrenti di allora, utilizza cartucce come supporti fisici per i giochi da 5,8 cm × 6,5 cm. Lo schema dei colori è composto da due toni di grigio con accenti di nero, blu e marrone. Tutti gli angoli dell’unità rettangolare sono leggermente arrotondati, ad eccezione di quelli in basso a destra, che sono curvi.

L’interruttore on-off include un blocco fisico per impedire agli utenti di inserire o rimuovere una cartuccia mentre l’unità è accesa. Nintendo consigliava agli utenti di lasciare una cartuccia nello slot per evitare che polvere e sporco si accumulassero all’interno del sistema. Sul lato sinistro del sistema è inoltre presente un jack di alimentazione CC esterno da 3,5 mm × 1,35 mm che consente agli utenti di utilizzare una batteria ricaricabile esterna o un adattatore CA anziché quattro batterie AA. Sul lato inferiore dell’unità è presente un jack da 3,5 mm per gli auricolari.

Il lato destro del dispositivo offre una porta che consente a un utente di connettersi a un altro sistema Game Boy tramite un cavo di collegamento, a condizione che entrambi i giocatori stiano giocando al medesimo gioco. La porta può anche essere utilizzata per collegare una stampante Game Boy che in combinato con la fotocamera digitale Game Boy, consentiva agli utenti di scattare foto a bassa risoluzione di sé stessi prima di stamparle su piccoli pezzi di carta – praticamente il precursore dei selfie moderni. Le immagini potevano essere personalizzate con parrucche e occhiali pixellati e molta ilarità si diffuse nei cortili delle scuole e nei pub di tutto il mondo. Il pacchetto includeva anche una serie di strani giochi a realtà aumentata.

Il cavo di collegamento è stato originariamente progettato per consentire ai giocatori di giocare a due partite testa a testa come in Tetris. Tuttavia, lo sviluppatore Satoshi Tajiri avrebbe in seguito utilizzato la tecnologia del cavo di collegamento come metodo di comunicazione e networking nella popolare serie di videogiochi Pokémon. Al momento del lancio, è stata venduta sia come unità indipendente, sia in bundle con uno dei numerosi giochi di successo pubblicati come ad esempio Super Mario Land e Tetris.

Nonostante sia tecnicamente inferiore ai suoi concorrenti di quarta generazione (Game Gear di Sega, Lynx di Atari e TurboExpress di NEC), il Game Boy ha ricevuto elogi per la durata della batteria e soprattutto per la sua notevole qualità costruttiva. Così, mentre le console portatili rivali vantavano un hardware costoso e un display a colori ma una scarsissima durata della batteria, il Game Boy era relativamente più economico grazie alla sua datata e poco performante CPU Z80 targato Sharp. E mentre lo schermo da 2,5 pollici riusciva a malapena a gestire quattro diverse tonalità di grigio, la console era in grado di raggiungere quasi 30 ore di gioco con quattro batterie AA, il che la rendeva molto più utile delle console concorrenti. Soltanto il Wii successivamente ha confermato che la potenza non è tutto, surclassando le due dirette rivali, PS3 e Xbox 360, nettamente più performanti.

Il Game Boy, ha rapidamente superato la concorrenza, vendendo un milione di unità nei soli Stati Uniti nel giro di pochissime settimane. Insieme al suo successore, il Game Boy Color, hanno venduto circa 118 milioni di unità in tutto il mondo. È uno dei dispositivi più riconoscibili degli anni ’80, un’icona culturale e sociale ancora ben presente nell’immaginario collettivo, l’equivalente in ambito videoludico del walkman. Diverse rivisitazioni sono state pubblicate durante la vita della console, tra cui il Game Boy Pocket (1996) e il Game Boy Light (1998, solo Giappone). Il Game Boy Pocket è un’unità più snella, con spazio soltanto per due batterie stilo, per una durata complessiva di 10 ore di gioco. Lo schermo è un vero display in bianco e nero migliorato, il che ha permesso di eliminare il fastidioso effetto ghosting. Come il suo predecessore, il Game Boy Pocket però, non ha la retroilluminazione per giocare al buio. Il Game Boy Light è stato invece reso disponibile soltanto nel Sol Levante. La differenza sostanziale rispetto alla versione Pocket è la presenza della retroilluminazione elettroluminescente.

La produzione del Game Boy è continuata fino ai primi anni 2000 cessando definitivamente dopo la pubblicazione del suo successore, il Game Boy Advance, nel 2001. Il 20 marzo 1995, Nintendo ha lanciato sul mercato diverse varianti del Game Boy caratterizzate da una livrea colorata (rosso, verde, nero, giallo, bianco, blu e trasparente), pubblicizzandole con lo slogan: “Play It Loud.” Le specifiche per queste unità rimangono pressoché le medesime ad esclusione del bordo, leggermente più scuro rispetto a quello della classica colorazione grigia.

Curiosità

A differenza del suo nome, Game Boy, è stata una delle prime macchine da gioco ad avere un enorme successo fra le giocatrici. Nel 1995, Nintendo affermò che il 46% dei possessori di Game Boy era di sesso femminile, un notevole balzo rispetto al 29% del Nintendo Entertainment System.

Grazie alla “Virtual Console” di Nintendo, che rende i titoli retro disponibili per il download sulle console successive del colosso nipponico, oltre 50 titoli Game Boy e Game Boy Color sono disponibili su 3DS.

Come per tutte le console, il Game Boy ha anche una piccola gamma di giochi rari e altamente appetibili dai collezionisti. Il più ricercato tra questi è Trip World, un simpatico platform di Sunsoft rilasciato solo in Giappone e in una manciata di paesi europei. Le copie possono raggiungere cifre da capogiro, anche $ 1.000.

Nel 2009, il Game Boy è stato inserito nella National Toy Hall of Fame, a 20 anni esatti dal lancio.

Specifiche tecniche

CPU: Sharp LR35902 a 8 bit modificato (derivato dallo Zilog Z80),[9][10] impostato a 4,19 MHz. Implementa anche un generatore di suoni
RAM: 8 kB S-RAM interna
ROM: cartucce da 256 kB, 512 kB, 1 MB, 2 MB, 4 MB e 8 MB
Video RAM: 8 kB interna
Suono: 4 canali stereo. L’unità ha un solo speaker, ma l’uscita audio per le cuffie è stereo
Display: LCD da 160 pixel × 144 pixel
Schermo: 66 mm diagonale
Colore: 4 gradi di grigio (verde-nero)
Comunicazione: fino a 4 Game Boy collegabili tramite cavo
Batterie: 4 batterie tipo AA per circa 36 ore di gioco

Ci sono 6 commenti

Ulquiorra

Che tenerezza 🥰🥰🥰

COLDSEASONS

Ricordo che al tempo mio padre ebbe l’infelice idea di regalarmi un Game Gear anziché questo. Tutti i miei amici giravano con un GameBoy nelle tasche (per quanto fosse possibile) ed io dovevo avere una borsa con Game Gear, 6 pile (follia!), alimentatore e cartucce.
Qualche anno dopo rinsavii e mi regalò un bellissimo Game Boy, colore scelto: blu (il mio preferito). Mi ha fatto compagnia per tanti anni e, pur non essendo mai stato un grande fan Nintendo, mi ha divertito tanto. Qualche anno fa però ebbi la malsana idea di liberarmi di tutti i miei Game Boy (classico, Pocket e Advance). Prima però provai a farci due partite su ma la retina dei miei occhi implorava pietà. Venduti senza remore, hanno fatto il loro tempo, non c’è revival-vintage/retro che tenga. Bell’articolo 🙂

CastroStark

Bellissimo articolo e che amarcord !

S17S

Che ricordi la prima console avuta dopo di lei mio padre prese anche il pocket e tutt’ora ho un advance SP

MaryEn

Sia lodato Gunpei Yokoi, che insieme al suo team ha contribuito a plasmare l’infanzia di tantissimi ragazzi. Io ho vissuto meglio l’era del Color, Advance SP e Advance, con questo ultimo che rimane ancora la mia console portatile prediletta. Auguri (in ritardo) Game Boy!

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