Giornalismo videoludico: la grande illusione di un settore (poco) democratico

Diventare redattori, recensori, newser, articolisti, editor del settore dei videogiochi non è per tutti e ci sono alcuni dogmi da conoscere.

Editoriale di Francesco Pagano

Lavora con noi. Una delle sezioni che più spesso si trova su siti, blog e portali assortiti che parlano di videogiochi e che tanto ci fa sperare di poter essere parte di una realtà che dia un senso in più alla nostra passione: far parte del così detto “giornalismo videoludico”. Diventare creatori di contenuti o giornalisti di questo settore è un sogno, ma può essere un incubo. Abbiamo già pubblicato un articolo sullo scrivere di videogiochi su Gameplay Cafè, nel quale il mio collega Salvatore ha messo in evidenza la difficoltà e i punti critici che possono insorgere nell’intraprendere questa strada, tra colpi di fortuna indispensabili e passione che da sola non basta. Perché la verità è che esistono alcuni paletti, obblighi, tempistiche e agevolazioni che secondo il mio parere bisogna tenere in conto prima di provare a intraprendere questo percorso.

Parto subito con il dire che non è tutto bianco e non è tutto nero. Non ci sono solo virtuosi e profittatori, così come nessuno è un assoluto santo né un completo diavolo. Come in qualunque altro lavoro, ognuno mira a ottenere il massimo con il minimo sforzo (economico e di tempo) e si cerca la forma migliore per trarre vantaggio. Nessuno regala niente a nessuno. Nessuno offre opportunità uniche senza prima averne reale bisogno.

E3 di Los Angeles: se si ha il pass stampa vuol dire che ce l’hai fatta.

E3 di Los Angeles: se si ha il pass stampa vuol dire che ce l’hai fatta.

Quello che segue è un riassunto derivante dalla somma di esperienze personali nei miei anni di navigazione in questo settore.  Sicuramente qualcuno mi smentirà con la sua singola esperienza personale, ma in linea generale non credo che la mia percezione del mercato si discosti tanto dalla realtà dei fatti.

Il famelico “giornalismo” videoludico

Anche se molti le dicono tra le righe oppure omettono di dire certe cose è il caso di essere una volta per tutti chiari: chi scrive di videogiochi vive in uno stato perenne di apprendistato/stage con retribuzione bassa o in alcuni casi assente. I veri lavoratori a “tempo pieno indeterminato” sono un numero ridottissimo e molti di loro devono integrare con altri impieghi per sbarcare il lunario. In Italia il pubblico dei videogiochi è talmente esiguo rispetto ad altri mercati che il flusso di interazioni online (click-view) non permette di avere introiti sufficienti per pagare come si dovrebbe.

I soldi che girano sono pochissimi e non bastano per tutti. Se poi si considera quanti microblog, siti giovani e pagine spuntino ogni giorno si comprende quanto la frammentazione, catalizzata dai meccanismi di internet e Google, spezzetti la torta al punto da tramutarla in briciole.

Per queste ragioni ci si trova spesso difronte a offerte di collaborazione che somigliano a stage sottopagati con il miraggio di un futuro migliore. Ma agli appassionati che vedono questo mondo dal di fuori per essere felici basta sentire in lontananza il profumo del successo che viene dalle sale alte della torre d’avorio dei caporedattori; basta potersi vantare di essere entrati nei bassifondi della città di smeraldo dell’editoria videoludica per sentirsi orgogliosi. Del resto basta un pass stampa ad una fiera o una promo di un tripla A per sentirsi grande tra i grandi.

Scrivere non è una priorità, essere multitasking e saper fare tutto il resto sì.

Saper scrivere non è una priorità, essere multitasking e saper fare tutto il resto sì.

Ed è in questo complesso sistema di miraggi e speranze che i portali pescano quella manovalanza da “call center” utile a far sopravvivere il sito e che può essere buttata via all’occorrenza quando perde di stimolo o non è più utile allo scopo.

Sia ben intesto non tutti promettono la luna e poi ve la fanno vedere specchiata in uno stagno. Molti sono chiari fin da subito e confessano che non c’è un posto di lavoro assicurato, ma propongono qualcosa che riempia in maniera costruttiva il tempo libero.

Tuttavia, alcuni degli aspiranti (me compreso in passato) fanno sempre qualche sogno ad occhi aperti e qualche volo pindarico. “Se mi metto in mostra scrivendo di più e proponendomi sempre magari mi noteranno e le cose cambieranno”. Quante volte l’ho pensato all’inizio di ogni collaborazione prima di spegnere il PC e andare a dormire dopo sei ore di contenuti pubblicati. Quante volte mi sono dovuto ricredere.

Non siamo giornalisti videoludici

Un altro punto nevralgico che deve essere tenuto a mente è che scrivere di videogiochi su di un blog non fa di noi giornalisti. Farlo, sarebbe sminuire il lavoro di chi ha studiato e macina chilometri veri per la strada per inseguire la notizia. Sono davvero pochissimi quelli che possono fregiarsi di questo titolo, il resto (me compreso ovviamente) può ritenersi un semplice digital content creator. Per di più molto spesso chi scrive di videogiochi diventa un venditore di prodotti e di pubblicità.

Perché in rete devi fare visualizzazioni e devi parlare di un gioco il più possibile per fare in modo che il PR e Google siano contenti e continui il rapporto di lavoro. Per chiarezza, non si finge di vendere qualcosa che in realtà non vale, ma nel mare di competitor devi essere un bravo promoter di te stesso e dei contenuti che pubblichi per avere il ritorno che speri. Devi sottostare alle leggi del mercato e, purtroppo, a quelle dell’utenza.

Collezione videogiochi retrogaming
Essere appassionati non vuol dire essere esperti.

Essere appassionati non vuol dire essere esperti.

La cosa che va sempre tenuta a mente è che non esistono strozzini e vittime, ma domanda e offerta. Finché esisteranno ragazzi giovani con il sogno di scrivere della loro passione ci sarà sempre qualcuno pronto a cogliere quella passione per trarne maggiore profitto. Il giorno in cui questo meccanismo si romperà e si fermerà il ricambio arriveremo forese ad avere di nuovo una gilda (passatemi il termine) di giornalisti specializzati in tecnologia e videogiochi. Ma questi sono altri discorsi.

Ovviamente, il fatto che ci sia sempre gente pronta a mettersi in gioco con il miraggio di un posto al sole o che il mercato non permette di pagare tutto come si dovrebbe non può essere un alibi o giustificazione per le proposte indecenti di super-lavoro e mini-ritorno economico che alle volte vengo fatte. Perché nessuno costringe nessuno a portare avanti un’azienda o un portale se non si hanno le risorse.

Ci sarebbe da fare un po’ di autocritica anche da parte di chi mette in cantiere progetti che poi è costretto ad alimentare con sempre nuovi redattori alle condizioni di cui abbiamo parlato. Ripeto ancora, così nessuno si inalbera sentendosi chiamato in causa, che non si tratta di cattiveria o furbizia ma di semplice necessità e mancanza di alternative che porta ad essere cinici e pragmatici.

I 5 requisiti di preselezione e di possibile successo

Se dopo la mia digressione è ancora viva la scintilla di desiderio di mettere a disposizione il proprio tempo libero per questo settore, ecco un mio piccolo sunto di requisiti da tenere in conto per capire se si ha qualche decimo di punto percentuale in più di possibilità per sfondare in questo settore.

fiera Milan Games Week
In Italia gli eventi videoludici sono nelle solite città. Non abiti lì? Malissimo.

In Italia gli eventi videoludici sono nelle solite città. Non abiti lì? Malissimo.

  1. Dopo i 26 anni lascia perdere. Se si riusciti a entrare in questo settore molto giovane si ha qualche possibilità di salire di grado; ma dopo i 26 anni, se non sei riuscito a incastrarti in un ruolo di peso o hai una reputazione/popolarità elevata nel settore, forse è meglio che cambi prospettive. A quell’età se vuoi far sentire la tua voce meglio puntare a scrivere e commentare sui tuoi profili social. Meno obblighi e più libertà.
  2. L’esperienza non sempre paga. Proprio per il punto precedente, e per tutto il resto, la figura più richiesta e il giovane con tanto tempo libero, tanti sogni e più addentro ai gusti e alle mode del pubblico che si vuole raggiungere. C’è una sovrabbondanza di penne che scalpitano. I “vecchietti” sono meno ambiti perché hanno poco tempo da dedicare e quel poco che hanno lo vogliono far fruttare in proporzione all’esperienza maturata (giustamente). Per di più spesso il patentino da pubblicista o giornalista serve a poco sia nelle candidature che negli eventi di settore.
  3. O Milano o Roma o niente. Ecco il requisito geografico. Poiché la maggior parte degli eventi di settore sono a Milano e in minima parte Roma, abitare in loco o poter raggiungere senza troppi patemi queste città è sicuramente un requisito che fa avere un grande bonus in sede di selezione o “promozione”. Chi abita troppo lontano da questi luoghi, al meridione (come me), o in provincia meglio è sicuramente penalizzato. Se siete tra questi non fatevi troppe illusioni, quasi nessuno vi pagherà abbastanza da permettermi un trasferimento in pianta stabile in giro per il mondo.
  4. Non bastano passione e capacità di scrittura. Scrivere “ho la passione per i videogiochi” è uno dei peggiori biglietti da visita che si possa inserire nella mail di presentazione. La passione è un di più. Essere esperti in un determinato ambito (o gioco) o essere inserito nel mondo competitivo valgono qualche punto extra invece. Allo stesso modo saper scrivere non è un requisito che fa avere particolare punteggio. Essere multitasking e saper gestire i social network e i rapporti commerciali con i PR, essere abili nel montaggio video o nella grafica sono tutte cose che dovete mettere in evidenza per sperare in qualcosa di più.
  5. Conoscenze e convinzione. Ovviamente manco a dirlo avere un santo in paradiso aiuta tantissimo come in qualunque altro ambito. Non parlo di raccomandazioni (esistono anche quello ovvio), ma di conoscenze. In una redazione se devi scegliere tra un ragazzo sconosciuto e un amico di cui già conosci pregi e difetti è normale che punti su quello. Analogamente dimostrarsi sicuri di sé e delle proprie idee fin quasi alla superbia e della presunzione serve a creare attorno a sé quel alone di professionalità ed esperienza che alle volte paga.

Ultimi consigli

Mi sono dilungato è vero, ma se si è arrivati a leggere fino a questo punto non posso fare a meno di dare gli ultimi consigli. Il mondo legato all’informazione videoludica è un ambiente particolare in cui la linea tra collega e avversario è fragile quanto un capello, dove ci sono tanti squali e poco cibo; dove ci si litiga un tozzo di pane. Non fatevi illudere da promesse, sorrisi, strette di mano e belle parole. Se si entra in questo settore lo si deve considerare come ogni altro lavoro: impegnativo, ostile, pieno di intralci e che richiede tanto sacrifico. Non è un lavoro, ma va trattato con lo stesso impegno e con la stessa attenzione alle truffe.

Esport PC pro-player
Essere dentro gli esport può dare una marcia in più.

Essere dentro gli esport può dare una marcia in più.

Se avete già un lavoro puntate su quello e se avete una carriera universitaria tenetela come primo pensiero. Se pensate che scrivendo di videogiochi vi possa servire ad avere giochi gratis per le promo, ricordate che pagherete tutto con il vostro tempo libero (e non sempre per il bene di tutti).

Spero di non aver scoraggiato troppe persone perché alla fine dei conti è sempre un’esperienza con aspetti positivi nella quale io personalmente ho avuto occasione di conoscere molte persone incredibili e visitare posti che altrimenti non avrei mai visitato oltre che giocare titoli che forse non avrei mai preso in considerazione nella vita. Forse questa è la parte “passionale” di questo mestiere. Quella che ti spinge a provarci, quella che ti fa passare le notti insonni a finire un gioco per una recensione e a sopportare anche le mansioni più umili.

Ci sono 16 commenti

CastroStark

Davvero bello questo articolo! Ed è interessante il “pentalogo” che hai descritto! Devo ammettere che essere un giornalista videoludico non è per tutti ma che ovviamente, come in tutte le cose, provarci non guasta! Sopratutto se si ama questo ambiente e lo si fa con passione.

FrankieM87

Articolo interessante. Scritto con “il cuore in mano”, quasi come se un amico stesse parlando ad un altro amico. Scritto su un sito che si pone nei confronti del proprio pubblico e nei confronti dei propri collaboratori in maniera quasi nettamente diversa rispetto a come fanno la maggior parte dei siti di settore. È vero anche, però, che bisogna provarci, non farsi abbattere dalle tantissime difficoltà e dare il massimo. Essere professionali in in mondo quasi amatoriale. Alla lunga io sono dell’idea che la qualità, l’umiltà, la correttezza paghino e se questa retribuzione non è in denaro, lo sarà in altra maniera.

    Francesco Pagano

    Frankie, sarà il mio caso isolato (sicuramente) ma quando si è trattato di emergere ho fatto cose incredibili, affrontato viaggi lunghissimi, messo in gioco perfino un mio potenziale trasferimento, passato notti insonni e perfino “scritto” mentre facevo un altro lavoro. Il risultato è stato scarso a parte, come dici tu, la ricompensa della considerazioni di alcuni colleghi che fa sempre piacere.
    Purtroppo in questo campo qualche anno fa (forse decennio) ci si poteva avvicinare con umiltà e con qualità, oggi è fortuna e marketing di se stessi.

RoastShinoda

Impossibile non identificarsi nelle figure del decalogo, se ci si ferma a riflettere scende un misto di depressione e pentimento :U

Però è pur giusto non farsi scoraggiare (troppo) e affrontare anche questa come una sfida, l’importante è avere chiaro il quadro quando si inizia a collaborare. Se tutti i siti mettessero questo pamphlet in home prima di reclutare saremmo in cinque gatti

Oscar

Sono oramai circa 8 anni che scrivo cose sui videogiochi su vari siti. Sempre scelto (per forza) realtà piccolissime e non ho mai preteso (ma sempre sognato, ovviamente) di poterci campare.
Questo vivere ai bordi redazionali mi ha permesso di vedere le cose dalla giusta distanza e non farmi prendere dai vortici negativi che talvolta travolgono il settore. Questo perché, purtroppo, non ci ho mai creduto fino in fondo e perché ho sempre lavorato nel mondo “reale”, e questo toglieva tempo alla scrittura ed al buttarsi a capofitto in news, scelte redazionali, PR e tutte quelle cosine che servono.
Non nascondo che mi piacerebbe essere più “centrale”, ma capisco che ho una fila moooolto lunga davanti a me. Pure molto più giovane. Praticamente sono l’anziano che sbruffa in fondo alla fila.

Ulquiorra

Che tristezza, mi hai depressa…xD

Jagiox

Non ho mai pensato di entrare nel mondo in questione, ma se può aiutare (o deprimere di più) oggi è così in tantissimi settori.
Io lavoro nell’area sanitaria privata e ogni giorno bisogna dare il massimo per offrire un servizio eccellente.

La concorrenza, più o meno leale, affligge ogni campo.
Molti ragazzi di oggi non capiscono che una laurea o un titolo non garantisce un lavoro.
Tantissima passione, sacrificio e forse un po’ di fortuna sono necessari per “farcela”.
Ecco perché ritengo che in ogni caso lanciarsi su qualcosa che fa bruciare “il fuoco interno” sia alla fine del gioco comunque più costruttivo.
Se bisogna sacrificare tanto vale farlo per qualcosa che si ama.

    Francesco Pagano

    Concordo, ma rispetto ad altre professioni questo è un di più (o lo si considera tale) e il rischio di farsi assorbire da sempre più mansioni nella speranza di mettersi in mostra e perder così altri treni c’è ed è altissima.

MaryEn

Proprio perché mi rivedo nella personalità al limite anagrafico descritto, di provincia, senza una laurea e ancora proprio perché penso abbia ragione, questo articolo mi ha intristita.
Scrivo da un po’ notizie per due siti e so bene che non arriverò mai a campare di questo.

    Francesco Pagano

    Mi spiace averti scoraggiata e non devi. Devi solo inquadrare il tempo che puoi dedicare a questo lavoro senza privarti di sonno, free time, o impegni lavorativi. Come ho scritto sarà comunque gratificante conoscere persone nuove e confrontarsi sulla propria passione con essi.

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