Home Theatre: l’importanza di un impianto audio per i videogiochi

Possiamo fare a meno di un sistema surround o si tratta di un investimento imprescindibile?

Tecnologia di Iacopo Risi

Se qualcuno mi chiedesse cosa ne penso di Horizon: Zero Dawn, risponderei che complessivamente il titolo non mi è piaciuto. La sua natura open world troppo derivativa, una IA poco stimolante e, soprattutto, un impianto narrativo, a mio parere, al di sotto della sufficienza fanno da contraltare ad un’opera artisticamente e tecnicamente di altissimo livello. Eppure l’ho portarlo a termine. Il motivo è legato al suo comparto audio che ha, a mio avviso, uno dei migliori sound design di questa generazione, se non il migliore al pari di HellBlade: Senua’s Sacrifice. Nonostante un mondo aperto troppo dispersivo ed uno svolgimento della storia appesantito da decine e decine di ologrammi (fin troppo) esplicativi, non vedevo l’ora di immergermi in quell’ambiente sonoro così avvolgente. Portare avanti le vicende di Aloy è diventato così un aspetto secondario, ma alla fine sono arrivato in fondo. Se non fossi così appassionato di musica e comparto sonoro in genere e, soprattutto, il mio soggiorno non fosse provvisto di un sistema Home Theatre 5.1 avrei sicuramente abbandonato il gioco.
Ho già parlato in passato dell’importanza del sound design in un’opera videoludica e credo che i videogiochi in cui l’ambiente gioca un ruolo determinante, come i titoli sopracitati, non possono essere apprezzati in pieno, né tanto meno valutati, senza un sistema audio adeguato. Per noi di Gameplay Cafè il comparto sonoro è un elemento fondamentale e, se avete già letto o visto la nostra recensione di TLOU2, avrete senz’altro notato che il nostro Tanzen ha specificato l’impianto audio impiegato per il gioco.

Home Theatre, ma quanto mi costi?

E’ assai comune tra i giocatori, soprattutto i “giocatori da soggiorno”, l’idea o l’intenzione di mettere in secondo piano l’impianto sonoro. Talvolta non viene neanche preso in considerazione dato che ci si accontenta degli scarsi diffusori integrati dei televisori. D’altra parte, console e un buon apparecchio televisivo costituiscono già una spesa ragguardevole ed il costo di un sistema Home Theatre completo che possa valorizzare il comparto audio di un’opera videoludica non si discosta poi molto da un pannello televisivo di fascia media. Senza contare il problema dell’ingombro.
Come noto, un comune impianto 5.1 necessita di sei canali, tre frontali (stereo o centrale), uno anteriore/laterale per le basse frequenze e due satelliti posteriori. Tralascerei una configurazione più complessa come il 7.2, così come il sonoro 3D che è ancora un settore di nicchia e, in ambito videoludico, un mondo ancora tutto da scoprire.
Il sintoamplificatore o ricevitore AV è il componente essenziale per un’esperienza di tipo Home Theatre e risulta una grossa ma inevitabile spesa aggiuntiva, avendo il compito amplificare le fonti sonore passive e tramite esse veicolare il flusso audio per ricreare quell’esperienza avvolgente a cui aspiriamo. Questa scatola di metallo ovviamente fa molto di più, dato che implementa diversi protocolli di comunicazione audiovisivi, come il Bluetooth, airplay o DLNA, funzioni di tipo smart come la connessione a Spotify o Amazon Music ed i comandi vocali o la compatibilità con assistenti vocali quali Alexa e Google Assistant. Non meno importante è la presenza di una discreta quantità di uscite HDMI che spesso compensano l’esiguo numero disponibile negli apparecchi TV, anche i più costosi.

Oltre alla spesa, questo dispositivo porta con sé una certa complessità per i neofiti. Ma d’altra parte l’uso delle casse attive, ovvero auto-alimentate, è stato fino ad oggi una soluzione a basso costo per i giocatori PC e inadatta per un impianto audio multicanale cablato. Ma con l’arrivo di un apposito standard wireless la situazione sembra destinata a cambiare, ovviamente in meglio. Prima delle conclusioni, infatti, scopriremo che questo ammontare di cavi e dispositivi di amplificazione stand-alone potrebbero presto diventare un retaggio del passato.
Ad ogni modo, un buon kit 5.1 entry-level odierno, comprensivo di diffusori e sintoamplificatore, potrebbe aggirarsi intorno ai 600/700 euro, una cifra complessiva che si può cercare di dilazionare costruendo il proprio impianto nel tempo, un componente dopo l’altro, a partire naturalmente dai canali frontali.

Canale centrale: non se ne parla mai abbastanza

Un sistema composto essenzialmente da diffusori anteriori è solitamente la scelta primaria ed il giusto compromesso a fronte di problemi di spazio o di costo. Uno degli approcci iniziali più ricorrenti è il comune sistema 2.1, ovvero due diffusori frontali ai lati del televisore ed il subwoofer per i bassi. Il problema è che i segnali audio multicanale veicolano i dialoghi prevalentemente in un flusso specifico, ovvero nel canale centrale, a differenza degli effetti ambientali e l’accompagnamento musicale . A fronte quindi di un miglioramento qualitativo del suono “piatto e impastato” degli speaker integrati del televisore, il vostro sintoamplificatore AV ripartirà il flusso centrale sui due altoparlanti frontali e, nella maggior parte dei casi, potreste avvertire delle differenze d’intensità tra sequenze di azione e conversazioni che vi costringerà ad agire spesso sul volume.
Una prima soluzione è quella di procurarsi un buon impianto stereo dotato di diffusori a “canale centrale fantasma”, in cui le due casse stereo simulano la presenza del canale centrale. Questa soluzione è un primo passo per avere un’esperienza sonora più omogenea e meglio distribuita, ma a quanto pare richiede una postazione d’ascolto specifica, ovvero equidistante dalle due casse. Basta essere leggermente fuori asse per perdere la corretta direzionalità delle conversazioni e di alcuni rumori di sottofondo.

Pertanto, meglio non cercare soluzioni troppo artificiose ed andare dritti sul sicuro. Un dispositivo aggiuntivo, anzi specifico, per il flusso centrale oltre ad un corretto bilanciamento di base vi offre il parametro supplementare per impostare l’esperienza a vostro piacimento o secondo l’ambiente circostante. Parametro che potrete regolare in modo indipendente tramite il sintoamplificatore AV. Cercare di risparmiare sul diffusore centrale, optando magari per un economico prodotto di fabbricazione diversa dalla coppia laterale, è una scelta caldamente sconsigliata. E l’espressione “meglio di/che niente” in questo caso non troverebbe riscontro. L’effetto distorto soprattutto nella pronuncia delle lettere sibilanti (S e Z) e la perdita di dati nei suoni baritonali andrebbe a peggiorare l’esperienza complessiva, rendendo vana l’eventuale qualità dei diffusori laterali.
Durante le prime e rudimentali implementazioni multicanale gli studios tendevano a gestire il sonoro in modo assai rigido, ovvero veicolando i dialoghi solo e soltanto nel canale centrale ed il resto ai canali stereo. Oggi ovviamente non è (o non dovrebbe essere) più così e possiamo apprezzare il contributo del centrale anche per quanto riguarda musica ed effetti sonori, mentre i laterali contribuiscono alla spazialità delle conversazioni. Se tutto è regolato ad hoc, il vostro sistema cognitivo vi ringrazierà.
Se dovete necessariamente risparmiare qualcosa, dal mio punto di vista, meglio farlo sul subwoofer. Andando a ritroso nei vari forum di siti specializzati, diciamo prima del 2010, questa mia affermazione poteva sembrare un’eresia. Curioso vedere come negli ultimi cinque anni invece la situazione sia ampiamente più dibattuta e, in certi casi, si sia sensibilmente invertita. Si tratta comunque di un espediente per una situazione provvisoria, dato che il diffusore per le basse frequenze è comunque un elemento essenziale.

Soundbar, soundbase ed affini

Le soundbar sono chiaramente il prodotto ideale per chi ha problemi d’ingombro e per chi cerca una soluzione immediata per migliorare la propria esperienza sonora. Pur essendo un dispositivo frontale, alcuni modelli possono fornire un effetto surround, creando un suono avvolgente tramite effetti di ritardo e riverbero e, soprattutto, una specifica angolazione. Si tratta comunque di un effetto virtuale.
Vi sono prodotti di gran pregio a livelli medio/alti (si parte da 200-250 euro), ma sia chiaro che, a parità di fascia qualitativa, non possono raggiungere la fedeltà (e la configurabilità) di un vero sistema posizionale ben calibrato. Inoltre non sono progettate per un uso legato al puro ascolto musicale.

Se siete interessati all’acquisto di una soundbar senza satelliti, fate attenzione alle specifiche: 2.0, 2.1 o 3.1. Nei modelli x.1 il subwoofer viene fornito come apparecchio separato.
Una variante o un suo diretto concorrente sono le soundbase, ovvero un dispositivo audio piatto e profondo come un lettore multimediale, spesso con la possibilità di fornire una base d’appoggio per il televisore. Le sue dimensioni possono pertanto integrare un altoparlante woofer per riprodurre i suoni a bassa frequenza, cosa difficilmente riscontrabile su una soundbar, che, come già detto, solitamente viene venduta con subwoofer a parte. La presenza del subwoofer integrato non è tuttavia scontata, quindi, anche in questo caso, fate molta attenzione alle specifiche. E’ un mercato ancora poco diffuso e sicuramente c’è meno scelta delle comuni soundbar.

Il fronte posteriore

Ovviamente, a completare il quadro di una installazione Home Theatre, vi sono un paio di diffusori collocati dietro l’ascoltatore. Sono di classe inferiore rispetto agli altoparlanti frontali ma il loro apporto è senz’altro fondamentale, essendo i canali che contribuiscono alla spazialità del suono. La scelta degli altoparlanti posteriori dovrebbe essere sempre valutata anche per chi opta per una soundbar. E’ importante valutare il corretto posizionamento, che dipende dal tipo di ambiente che ospita il sistema. Ma solitamente la loro posizione non deve essere troppo distante dalla postazione di ascolto, più esterni rispetto ai frontali e rigorosamente al di sopra dell’ascoltatore.
Il problema dei diffusori posteriori, oltre ad alzare i costi del sistema, sono dovuti al loro posizionamento ed a come far arrivare i due cavi, nel caso di un sistema cablato. Per chi aggiunge il fronte posteriore in un secondo momento potrebbe inoltre avere problemi di reperibilità. Una corretta calibrazione richiede ovviamente che tutti i diffusori siano, non solo della stessa linea ma anche dello stesso modello, che tende ad essere sostituito da versioni più aggiornate e, nel giro di qualche anno, essere messo fuori produzione.

Impianti wireless per tutti? Il futuro è nelle mani dello standard WiSA

In attesa che la next-gen mostri le potenzialità del sonoro 3D, vediamo dove si sta muovendo il mercato dei sistemi audio high-end, indipendentemente dal supporto dei codec. Ovviamente il primo passo sarà la scomparsa dei fastidiosissimi cavi che infestano il nostro soggiorno e poter finalmente posizionare i nostri diffusori dove vogliamo.
I principali ostacoli di natura tecnica per un Home Theatre wireless sono legati alla latenza ed alla sincronizzazione tra i vari diffusori, oltre alla perdita di dati via etere rispetto ad un percorso cablato.
Uno standard di audio wireless hi-fi a bassa latenza per sistemi multicanale è già realtà grazie alla Wireless Speaker and Audio Association (WiSA), ente californiana fondata nel 2011, che ha ottenuto negli  anni la partnership di numerose major hi-tech quali Denon, Harman, LG, Onkyo, Pioneer, TEAC, THX ed addirittura XBox.
Il protocollo consente fino a otto canali di audio ad alta risoluzione non compresso a 24bit/96kHz con latenza di 5,2 ms e meno di un microsecondo di sincronizzazione tra gli altoparlanti. Stiamo parlando di audio ad alta qualità senza perdita e senza ritardo udibile, fino a dieci volte inferiore rispetto al Bluetooth. Alcuni mesi fa è stato inoltre aggiunto il supporto per Dolby Atmos e DTS:X.
Altro obiettivo di WiSA è quello di garantire semplicità di configurazione. Un impianto Home Theatre certificato WiSA non deve assolutamente passare attraverso menu di calibrazione ed il riconoscimento dei diffusori compatibili deve essere automatico.

Ma a quanto pare non saranno soltanto i cavi a scomparire dal soggiorno. Nelle ultime edizioni del CES di Las Vegas alcune compagnie operanti nel settore hi-fi, in particolare l’americana Klipsch, stanno introducendo sistemi Home Theatre composti da unità attive ad alta fedeltà con certificazione WiSA. Al contempo alcuni costruttori di apparecchi televisivi hanno esposto alla principale fiera hi-tech dell’anno pannelli compatibili con il medesimo protocollo. Cosa significa tutto questo? La possibilità di gestire il comparto audio direttamente dalle smart TV di prossima generazione senza la necessità di acquistare ricevitori o sintoamplificatori AV. In termini economici, la cifra di un impianto audio wireless completo è attualmente ancora importante e si eleverà ulteriormente con l’opzione dei diffusori attivi, pur evitando la spesa di un’unità centrale che, già in fascia entry-level, si attesta sui 250-350 euro. Ma in futuro la concorrenza, senz’altro agguerrita, e la presenza di uno standard de-facto potrebbero rendere l’investimento appetibile anche per l’utenza media. Di certo, sarà un futuro con meno complicazioni.

Ci sono 5 commenti

COLDSEASONS
COLDSEASONS "Master of the Universe"
Complimenti, ti sei registrato!Chiacchierone!NiubboGuardone!Gameplay Café è il mio ritualeJuniorE3 2019 Special!Master
17 Luglio 2020 alle 9:33

Iacopo ma lo fai di proposito? Prima una bellissima guida-tv ed io avevo preso da poco una nuova TV 4K. Adesso questa ed io ho acquistato da pochissimo un sistemino Dolby-Sorround 5.1. Premetto, in sala ho un Home-Theatre 5.1 da. Dolby/DTS da più di 15 anni che con qualche operazione di manutenzione (e aggiornamento) resta sempre un gran bel sentire. Attualmente invece volevo inserire un 5.1 nel mio studio/stanza d’entertainment. Inizialmente ero partito con l’idea di acquistare una semplice soundbar per questione di spazio e praticità. L’utilizzo era basilare film, serie tv e ovviamente videogiochi. PlayStation 4 e soprattutto acquisto in ottica futura per PlayStation 5 (che probabilmente adotterà il Tempest Engine). Alla fine ho optato per una soundbar Sony a 3 canali più due satelliti posteriori più subwoofer per una potenza complessiva di 400w. Il tutto pagando poco più di 200 euro. Devo dire di esserne rimasto abbastanza soddisfatto e l’esperienza di gioco, soprattutto con determinati titoli recenti (The Last of Us II e Death Stranding, per ora) cambia radicalmente.
PS: Altro bellissimo articolo, i miei complimenti!

iaga

Grazie! Ebbene sì, ti sto spiando in segreto 😉 Complimenti per la doppia configurazione. Anch’io sto seguendo con interesse l’evouzione delle soundbar, che fino a qualche anno fa mi lasciavano un pò indifferente. Al limite, per ascoltare la musica mantengo il mio attuale sistema cablato che per il semplice ascolto può andare avanti ancora per un bel pò

    COLDSEASONS
    COLDSEASONS "Master of the Universe"
    Complimenti, ti sei registrato!Chiacchierone!NiubboGuardone!Gameplay Café è il mio ritualeJuniorE3 2019 Special!Master
    17 Luglio 2020 alle 15:55

    Grazie! In realtà, mi vennero le prima voglie di una soundbar già nel lontano 2014, quando mi accorsi che la mia TV dell’epoca (un buon Bravia Full HD) aveva un audio indecente, o meglio ancora, non aveva proprio un audio. Poi dopo qualche ricerca rimasi per anni, come te, indeciso e indifferente. Adesso, devo dire, che ci sono più scelte, sia in termini di costi che di configurazioni.

Lukyno18
Lukyno18 "Over Nine Thousand!"
Complimenti, ti sei registrato!NiubboChiacchierone!Guardone!Gameplay Café è il mio ritualeJuniorE3 2019 Special!Master
20 Luglio 2020 alle 15:12

Grande Iacopo, articolo super interessante.
Io sono sempre più affascinato dal mondo Sonos, la nuova ARC sembra tanta roba.

F92

Articolo veramente interessante, avete già fatto o per caso farete delle “guide agli acquisti ” dedicati all’impianto audio?

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